"La casa in collina" di Cesare Pavese

Romanzo di Cesare Pavese Presi dai fenomeni di massa, spesso si tralasciano i grandi classici della letteratura italiana. Dai più vengono ricordati come dei ‘libri – pacco’ che a scuola eri obbligato a leggere senza comprendere realmente la magia dell’opera. Oggi vorrei proporre uno dei capolavori di Cesare Pavese (1908 – 1950): “La casa in collina”, pubblicato nel 1948.

Il romanzo è narrato in prima persona attraverso il racconto di Corrado, un professore di Torino che ha una casa in collina dove si rifugia in cerca di solitudine durante il periodo della guerra. La storia si colloca nel periodo che precede e segue l’8 settembre del 1943, i mesi della repubblica di Salò, dell’occupazione dell’Italia da parte dei Tedeschi e delle prime lotte partigiane in Piemonte. Nel turbine della guerra, Corrado incontra Cate, donna che ha amato in passato, e segue in modo distaccato le vicende di lei e dei suoi amici partigiani, fino al loro arresto da parte dei Tedeschi.

Il ritmo narrativo è incalzante, riuscendo perfettamente a far emergere le contraddizioni del personaggio: il suo “nascondersi” ed isolarsi dalle responsabilità della guerra lo portano ad una continua fuga che sembra essere destinata a non finire mai, come mai sembrano poter finire la distruzione e la morte.

Emblematico di questo profondo discorso è sicuramente il capitolo conclusivo del romanzo, dove viene descritto l’esito della fuga del protagonista attraverso gli eventi bellici. Dalle riflessioni finali è facile riscontrare elementi autobiografici: il protagonista è incapace di relazionarsi con il mondo, di vivere fino in fondo tutte le esperienze sentimentali, professionali o politiche; questo lo porta a vivere ai margini dell’esistenza, immerso in una continua autoanalisi distruttiva che alla fine si rivelerà inutile, in quanto la vita si configura come una lunga illusione.

La guerra nel racconto non è altro che una grande metafora dell’esistenza: tutti i rapporti umani sono dominati da violenza e distruzione, e questo si verifica sempre, anche in condizioni di pace. La morte, il dolore dei vinti e dei vincitori continuano, infatti, a pesare sulla coscienza degli uomini.

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