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Kaddish profano per il corpo perduto di Francesca Mazzuccato

Pubblicato: 07 lug 2008 da Manila Benedetto

di Nunzio Festa

Un lungo narrare de costruendo la propria persona. Francesca Mazzucato, con Kaddish, giunge in una fase importantissima della sua vita letteraria. A questo punto, la scrittrice ha fatto il libro che maggiormente racconta di lei. L’autobiografismo sconvolge. Soprattutto quando, come in questo caso, sa d’emblema. Nel senso che si sta parlando di un corpo esemplare. Perfino i modelli non valgono. La trama, dunque, dice di una scrittrice obesa che parla e vive del suo rapporto col corpo; partendo dalla sua infanzia, e dalla sua formazione. Che infanzia e formazione, probabilmente, in quest’esperienza coincidono. Per finire, più darti, nella possibilità di scontrarsi con il presente. Per de costruire.

Decostruendo la propria persona. Con l’aiuto di Budapest. E di Imre Kertész. L’incontro con il grande scrittore ungherese, soprattutto, sarà la leva. Col sottofondo del rapporto con il padre. La lingua di Francesca Mazzucato, nuovamente, calda e potente nuovamente. Morbida e condita di gusti. Piena. Vicina a quella dell’Anarchiste, ma con l’aggiunta di momenti di profonda meditazione. Tantissime riflessioni e su diversi temi.

La protagonista del romanzo accetta l’invito del suo ex compagno – convivente di un viaggio a Budapest. E in questa città nuova, lei troverà un altro elemento emblematico, un monumento moderno: un palazzo della Vodafone. Fino a questo punto, si potrà immaginare, la certezza di un’apparizione e di dettagli che sono specchio dell’attualità.

Dove il divario fra ricchezza e povertà è lisciato sulla pelle d’un pezzo di mondo che ha visto l’avvicendarsi di qualcosa di simile al collettivismo con il capitalismo. Allora il normale raccontare e vedere l’aggancio con l’escalation del Consumismo. Invece, il plusvalore (si potrebbe dire giocando con la politica economica) sta negli imprevisti, che poi tanto imprevisti forse non sono neppure. Gli incontri. Dalle tradizioni ai volti.

Passando per i piatti, e facendolo con la sensazione dello scoprire assecondata dunque dalla scrittrice obesa che deve gestire il rapporto col cibo. Oggi, la protagonista, è scrittrice che vive un momento particolare della propria attività. Che per sostenersi deve chiudere, pure velocemente, traduzioni e articoli. Oltre a pubblicare libri propri. In un momento non felicissimo della propria carriera e dopo un pezzo di vita trascorso abbondantemente passando attraverso più uomini. In seguito proprio alla fine del rapporto con questo uomo che adesso viaggia con lei.

La Mazzucato descrive vicende delle natura umana. Una donna, per esempio, che per accettare il proprio corpo s’imbelletta e conquista. Che a un certo punto arriva a farsi sottomettere. Che pure sarà umiliata in alcuni rapporti di lavoro o in questa condizione solamente si sente. Ma anche una persona la quale grazie a un viaggio si farà a pezzetti per rifarsi la vita. Si salverà. La forza di Kaddish per un corpo profano, oltre al linguaggio nobilitante, sta nel dimostrare la possibilità di parlare degli altri raccontando la propria sofferenza, senza fare i conti con segnalibro banali.

Questo Kaddish di F. Mazzucato, reso possibile parecchio ricorrendo alla cultura, è un’opera d’alto valore. Francesca Mazzucato sceglie anche d’offrire pizzichi di taccuino, secondi della necessità e della maniera dello scrivere, pure. In qualcosa di molto vicino o vicinissimo alla confessione della protagonista. E questa protagonista è un’anarchica.

Questa donna è una scrittrice che non si fa incantare da consorterie, per fortuna. In alcuni passaggi di questo nuova prova letteraria dell’autrice bolognese s’arriva, addirittura, ad avere la sensazione di rumori nel petto. Come nei romanzi più belli, inoltre, nel Kaddish della Mazzucato viene voglia di ritrovarsi. Nonostante le consuetudini malaticce, nonostante tante pance sghignazzanti per l’odio. Questa Budapest letta dalla Mazzucato è bella sognarla, nonostante abbia fatto e faccia sempre male e bene.

Kaddish profano per il corpo perduto
di Francesca Mazzucato
Azimut (Roma, 2008)
pag. 194, euro 12,50.

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di giusy71

    giusy71

    12 set 2008 - 14:56 - #1
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    Dunque Francesca Mazzucato si è ridotta alla pubblicazione a pagamento?

    Azimut è un editore a pagamento. Conosco due persone che hanno pubblicato con lui e che hanno pagato: l’editore chiede l’acquisto di circa 100/150 copie su una tiratura di 600/800 volumi.
    Considerando che ad esempio il libro della Mazzucato costa euro 12,50 potete farvi facilmente i calcoli di quanto abbia pagato.

    Del resto nel blog della Mazzucato e nei suoi numerosi interventi in rete ormai di scrittura, degna di questo nome, non ne è rimasta traccia resta solo il suo livore. Non credo che la sua si possa definire critica letteraria per non parlare delle sue pagine monotematiche (e, si mormora in rete, spesso copiate da altri autori).
    Ma per fortuna che, quando i veri editori rifiutano il tuo manoscritto, si trovano sempre gli stampatori a pagamento! ;)
    Un caro saluto e complimenti per l’interessante blog.

    Giuseppina Violante

  • Profilo di dm

    dm

    12 set 2008 - 15:00 - #2
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    Magari le due persone che conosci tu hanno pagato, la Mazzuccato no. Bisognerebbe chiederglielo.

  • Profilo di dm

    dm

    12 set 2008 - 15:01 - #3
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    Mazzucato con una c, mi correggo.

  • Milvia

    12 set 2008 - 23:09 - #4
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    Questa Giuseppina Violante (o Giusy) ha lasciato lo stesso commento sui tanti blog che si sono occupati del nuovo libro della Mazzucato, compreso il mio. Probabilmente non ha meglio da fare che seminare cavolate…E’ ossessionata dalla Mazzucato? La Azimut le ha rifiutato un manoscritto? Mah… secondo me ’sta cosa che fa girare in rete è frutto di una qualche sua frustrazione.

    Milvia

  • mauro_64

    10 dic 2008 - 16:16 - #5
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    facile pubblicare se si paga per farlo, qualcuno disposto a stamparti lo trovi sempre ma come la metti poi con te stesso quando ti guardi allo specchio? che azimut sia un editore a pagamento è ormai ben noto nella capitale. arrivano a chiedere l’acquisto di 150 copie del libro da parte dell’autore e considerando che i loro libri costano minimo 10 euro potete immaginare le cifre: quello della mazzucato per esempio costa 12 euro e 50 secondo il catalogo del loro sito. ma chi pubblica a proprie spese si può ancora chiamare scrittore?

  • ettore malacarne

    31 ott 2009 - 21:05 - #6
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    Questa Giusy (con la Y) appartiene a quella gentaglia che spande maldicenza come fosse letame in un campo. In fondo è solo quello che hanno da offrire.
    E’ solo una persona meschina. Francesca Mazzucatto è una straordinaria scrittrice, se anche fosse arrivata a pubblicare con un editore che stampa anche a pagamento, non vuole dire che non sia brava, anzi. Cosa si pretende da un’ editoria che non riesce a riconoscere neppure i premi Nobel ?, e sono già due di seguito.

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