Kaddish profano per il corpo perduto di Francesca Mazzuccato

di Nunzio Festa

Un lungo narrare de costruendo la propria persona. Francesca Mazzucato, con Kaddish, giunge in una fase importantissima della sua vita letteraria. A questo punto, la scrittrice ha fatto il libro che maggiormente racconta di lei. L’autobiografismo sconvolge. Soprattutto quando, come in questo caso, sa d’emblema. Nel senso che si sta parlando di un corpo esemplare. Perfino i modelli non valgono. La trama, dunque, dice di una scrittrice obesa che parla e vive del suo rapporto col corpo; partendo dalla sua infanzia, e dalla sua formazione. Che infanzia e formazione, probabilmente, in quest’esperienza coincidono. Per finire, più darti, nella possibilità di scontrarsi con il presente. Per de costruire.

Decostruendo la propria persona. Con l’aiuto di Budapest. E di Imre Kertész. L’incontro con il grande scrittore ungherese, soprattutto, sarà la leva. Col sottofondo del rapporto con il padre. La lingua di Francesca Mazzucato, nuovamente, calda e potente nuovamente. Morbida e condita di gusti. Piena. Vicina a quella dell’Anarchiste, ma con l’aggiunta di momenti di profonda meditazione. Tantissime riflessioni e su diversi temi.

La protagonista del romanzo accetta l’invito del suo ex compagno – convivente di un viaggio a Budapest. E in questa città nuova, lei troverà un altro elemento emblematico, un monumento moderno: un palazzo della Vodafone. Fino a questo punto, si potrà immaginare, la certezza di un’apparizione e di dettagli che sono specchio dell’attualità.

Dove il divario fra ricchezza e povertà è lisciato sulla pelle d’un pezzo di mondo che ha visto l’avvicendarsi di qualcosa di simile al collettivismo con il capitalismo. Allora il normale raccontare e vedere l’aggancio con l’escalation del Consumismo. Invece, il plusvalore (si potrebbe dire giocando con la politica economica) sta negli imprevisti, che poi tanto imprevisti forse non sono neppure. Gli incontri. Dalle tradizioni ai volti.

Passando per i piatti, e facendolo con la sensazione dello scoprire assecondata dunque dalla scrittrice obesa che deve gestire il rapporto col cibo. Oggi, la protagonista, è scrittrice che vive un momento particolare della propria attività. Che per sostenersi deve chiudere, pure velocemente, traduzioni e articoli. Oltre a pubblicare libri propri. In un momento non felicissimo della propria carriera e dopo un pezzo di vita trascorso abbondantemente passando attraverso più uomini. In seguito proprio alla fine del rapporto con questo uomo che adesso viaggia con lei.

La Mazzucato descrive vicende delle natura umana. Una donna, per esempio, che per accettare il proprio corpo s’imbelletta e conquista. Che a un certo punto arriva a farsi sottomettere. Che pure sarà umiliata in alcuni rapporti di lavoro o in questa condizione solamente si sente. Ma anche una persona la quale grazie a un viaggio si farà a pezzetti per rifarsi la vita. Si salverà. La forza di Kaddish per un corpo profano, oltre al linguaggio nobilitante, sta nel dimostrare la possibilità di parlare degli altri raccontando la propria sofferenza, senza fare i conti con segnalibro banali.

Questo Kaddish di F. Mazzucato, reso possibile parecchio ricorrendo alla cultura, è un’opera d’alto valore. Francesca Mazzucato sceglie anche d’offrire pizzichi di taccuino, secondi della necessità e della maniera dello scrivere, pure. In qualcosa di molto vicino o vicinissimo alla confessione della protagonista. E questa protagonista è un’anarchica.

Questa donna è una scrittrice che non si fa incantare da consorterie, per fortuna. In alcuni passaggi di questo nuova prova letteraria dell’autrice bolognese s’arriva, addirittura, ad avere la sensazione di rumori nel petto. Come nei romanzi più belli, inoltre, nel Kaddish della Mazzucato viene voglia di ritrovarsi. Nonostante le consuetudini malaticce, nonostante tante pance sghignazzanti per l’odio. Questa Budapest letta dalla Mazzucato è bella sognarla, nonostante abbia fatto e faccia sempre male e bene.

Kaddish profano per il corpo perduto
di Francesca Mazzucato
Azimut (Roma, 2008)
pag. 194, euro 12,50.

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