Nessuno mi ha mai battezzata /3

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Ho sognato la morte per anni, ogni notte. L’ho narrata. Ho collezionato coltelli e pugnali, ho tentato tre volte il suicidio, ho ucciso i miei sentimenti e le mie personalità. Non l’ho mai temuta. E un giorno lei ha deciso di presentarsi. L’ho conosciuta. Ho conosciuto la morte come fosse una persona che incontri in un antico palazzo, tra le tazze di te e i salotti. Ho imparato a guardarla negli occhi senza paura di affrontarla, mi son fatta sua complice, e senza alcun insegnamento ho seguito il suo gioco.

Io conosco le sue armi. Sono come le mie.

Roma, oggi

Passeggiava avvolta nel cappotto verde mela. L’aveva comprato alla Benetton della Stazione Termini, un pomeriggio d’estate mentre i treni partivano carichi di zecche e passeggeri.
Indossato, s’era esibita in una piroetta e gli aveva chiesto cosa ne pensasse.
- Mh - aveva mugolato Samuele, senza esprimersi. Lo faceva sempre. Quando lei sapeva di essere bella e cercava una conferma, lui, intuito il trucco, le mugolava un verso incomprensibile. E lei capiva: sì.
Erano passati ventotto mesi da quel giorno ed ora si ritrovava a passeggiare per via Dei Due Macelli diretta ad un campanello che già conosceva bene.
All’altezza del numero 66 si fermò e sistemandosi il bavero suonò con decisione.
- Sì? - una voce rispose come se il videocitofono non avesse già svelato la sua identità.
- Ursula, apri - ammonì lei, e scocciata spinse il pesante portone in avanti.
Al terzo piano del palazzone di via Dei Due Macelli c’era la Safe&Clean SPA, corporation per la produzione di prodotti per la salute e l’igiene. All’ingresso una reception con un ometto sulla cinquantina che accoglieva i clienti italiani.

- Ursula cara - la sorprese la voce dietro la scrivania - Antonio ti sta aspettando nel suo ufficio. -
E con un gesto sicuro le indicò la porta, come fosse la prima volta che lei entrasse lì dentro.
Antonio aveva poco più di trent’anni, un viso sicuro di chi sa cosa sta facendo e lo fa bene, la mania di inventare parole nuove e l’arroganza di chi ha in mano un impero miliardario.
- Brava la mia Ursula - le disse appena la donna ebbe chiuso dietro di sé la porta - Hai deciso di morire giovane? - la voce dell’uomo sovrastò ogni rumore, e per un attimo Ursula sospettò fosse riuscita anche a superare gli spessi vetri dell’ufficio.
- Cosa ho fatto secondo te ora? - si limitò a rispondere.
- Quante volte te l’ho detto che non devi usare il tuo vero nome quando chiami dal cellulare che ti ho fornito? Ti cercheranno prima o poi. Decidi, o smetti di metterti a rischio, o sarò costretto a cambiarti i connotati per sempre.
Antonio era nero.

- Già. Senti, ma ti sembra normale che io debba chiamarmi Mirella? Ma ti sembra un nome per me? Come mi presento alla gente, “piacere Mirella”?
- E’ un nome come tanti altri.
- La prossima volta chiedimi prima con quale nome mi sento a mio agio, invece di farmi arrivare una carta di identità in cui sono una ventinovenne Mirella che non ha nulla di sensuale a partire dal nome. Pensi che sia davvero così poco importante il nome? Pensi che sarei stata così brava se non mi fossi chiamata Ursula? Antonio.

Ursula pronunciò il nome dell’uomo accentuandone la sonorità. In effetti Antonio era un nome qualunque, che non avrebbe mai fatto pensare al dirigente italiano della Safe&Clean. Un nome così normale da essere la copertura di tutto quell’immenso gioco.
I due restarono in silenzio per un tempo sufficiente affinché un cliente citofonasse e chiedesse udienza.

- Senti Ursula, io non ti ho chiesto di cambiare per sempre questa tua identità quando non sei in servizio, ma quando come ora hai un incarico da portare a termine i patti sono chiari, nessuno deve conoscerti come Ursula - riprese infine Antonio, più calmo.
- Va bene, ma in fondo non ho fatto nulla. Ho solo chiamato l’ufficio amministrativo di Milano. Esistono centinaia di Ursula in Italia…
- Questo non conta. Io ho saputo della tua telefonata.
- Tu sai sempre tutto, Antonio, è il tuo lavoro. Va bene, però, io finisco questo incarico senza usare mai più il mio nome, ma tu cerca di consultarmi la prossima volta.
- No.
- No cosa?
- Tu non lo finisci questo incarico. Mirella muore stanotte. È meglio se ti siedi.

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