Nessuno mi ha mai battezzata /1

Come promesso, per tre giorni saranno pubblicati estratti dal libro "Nessuno mi ha mai battezzata". Venerdì, poi, concorso legato al testo. Buona lettura!

Caro.
Ho 25 anni e vivo sola, vorrei un cane e un gatto, ma non posso permettermeli. Ho una casa tutta mia ed altre che non mi appartengono, ho un lavoro fisso con un contratto strano, non soffro di mobbing né tanto meno di altre strane malattie. Vorrei essere una precaria dei sentimenti, invece sono eternamente innamorata di un uomo perso. E quando mi arrabbio, di solito, uccido.

Mi chiamo Ursula Dufour, mi presento. E non perché abbia la necessità di farlo, ma solo perché ho una mania per la dovizia dei particolari. Un ego obeso e ossessionato da una Bestia che mi scalpita dentro e di cui non posso fare a meno. Vivo del bisogno di raccontare la mia storia, la mia vera storia, a qualcuno. Ma non esiste alcuno. Se esistesse morirebbe. Dovrei ucciderlo. È la legge delle cose. È la mia personale legge.

Tornerò alla mia vera casa domani e questa notte non sembra passare. Ho ucciso un uomo solo qualche giorno fa e sono stata pagata. Ed io costo cara. Ora smanio per essere finalmente un po’ tranquilla e spendere tutto nei miei vizi più sfrenati. Sono viziosa. Sono lussuriosa, antipatica, cinica, stronza. Sono una donna parecchio stronza. Non ho mai rimorsi quando uccido e neanche questa volta, nonostante tutto.

Quell’uomo mi ha emozionata. Non è mai successo durante il lavoro. È la prima volta da quando Samuele è andato via. La mia vittima aveva un passione che ci accomunava. E se l’avesse chiamata per nome forse lo avrei graziato. Ma è morto, e presto morirà il suo ricordo. Da oggi, in verità, sono morta anche io. Perché ogni volta che uccido il capo cambia la mia identità.

Da domani non mi troverete più. Sarò Eva, la vostra donna primordiale. Mi piace farmi assegnare incarichi difficili e nomi particolari. Ho un sottile gusto per l’ignoto, la tensione che mi si estende nel cervello quando metto il primo passo con la mia nuova identità e penso già alla mia vittima. Non mi dispiace perdere l’identità alla fine di un lavoro. Ho imparato ad apprezzare la morte, a portarla a spasso come fosse una dama di cui io sono l’ancella. Ritengo che la morte vera sia completa quando anche l’assassino sparisce per sempre.

Così faccio io. Muoio in continuazione e rinasco nella morte stessa.

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