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Inoltra questo libro a cinque amici, che se no porta sfortuna: il racconto di Gabriele Camelo

Pubblicato: 26 giu 2008 da simone

Anche oggi vi presentiamo un racconto della raccolta Inoltra questo libro a cinque amici, che se no porta sfortuna. L’autore del brano di oggi è Gabriele Camelo, il cui racconto è intitolato Mi chiamo spam.

Per visitare il sito personale dell’autore potete seguire questo link, per la lettura di questo racconto procedete con il salto su continua, per leggere l’altro racconto della raccolta già pubblicato invece cliccate qui. Buona lettura!

Da: 736491njks924korlas@lsjsprmc.com.au
Oggetto: Increase your dick
Data: 20 Novembre 2007 21:54:29
a: 3278530016@tim.it
Questa è l’ultima mail che vi scrivo – così.
Lo so che sono odiato.
Quest’email arriverà a 480284209845 persone, di queste la leggeranno 3094092194 persone, indirizzi email verificati, che esistono sul serio, per un solo semplice fatto: queste persone hanno risposto alle altre mie mail, chiedendomi di essere cancellati, e so che esistono. Non sono stati
cancellati, anzi: ho raddoppiato l’invio di mail a quegli indirizzi. Tutti gli altri, quelli che rimangono, non so che indirizzi siano, e non so se siano utilizzati, e quindi se esistano.
So solo una cosa.
Io esisto.

Mi chiamo spam.
Qualcuno, non sapendo chi sono, mi definisce con un nome più lungo: “invio di massa di mail pubblicitarie”.

Voi mi odiate. Eppure, io sono frutto del vostro mondo: non ho mica deciso io di nascere, siete stati voi a crearmi.
Io sono qui, che ho fatto il mio compito, come un gioco, ma non potevo fare altro: ci sono vite che passano così, che non possono fare altro se non vivere secondo ciò che gli altri dicono. Ci sono migliaia di donne che vivono schifando gli uomini perché uno di loro, quand’erano piccole, ha abusato di loro. Ci sono migliaia di gay che non vivranno mai un amore vero perché non hanno avuto una figura maschile di riferimento. Ci sono mafiosi che uccidono perché loro padre faceva così.
Io sono vostro figlio.
Sono il frutto di quello che voi siete.
Fa schifo dirlo, perché se io faccio schifo, il vostro mondo – “mondo” – fa schifo.

Qualcuno di voi si è unito – accoppiato – con un computer e mi ha procreato. Il mio dna è fatto per metà da bit e per metà dai vostri pensieri: le mie mail parlano di Viagra, peni che si allungano e modi per curare l’eiaculazione precoce, filmati hard da scaricare e poi programmi software da ordinare in negozi improbabili e poi assurde catene di Sant’Antonio per proporvi d’inviarmi a più persone possibili, altrimenti la sfiga ricade su di voi.
Io vivo per quello che voi leggete. Più leggete di me, più io vivo. Quando mi cestinate direttamente, mi nutro poco. Ma quando anche solo aprite una mia mail di spam, allora è una goduria, una vera goduria: mi leggete, ed io mi cibo dei vostri occhi che con piccoli scatti scorrono sulle parole “viagra”, “cialis”, “hardcore”, “sex”, “penis”, “ejaculaction”; e più leggete e più mi nutro, perché io mi nutro del vostro sguardo – lo succhio, ed aspiro i vostri occhi, ed ogni volta che succede sento una sapore acre, acido, poi dolciastro, una palla viscida dolciastra in bocca, come un uovo sodo dentro il palato: ma voi non potete capire, perché non avete mai risucchiato un occhio, ed il suo sguardo. E’ buonissimo, perché fa schifo. Per me, essere schifoso, possono essere buone solo le cose schifose.
E il vostro sguardo fa schifo.

***

Oggi è un giorno particolare.
Oggi smetto di mandarvi le solite schifezze.
Oggi una persona, una persona che sta fra voi, ha deciso di cambiare le sorti del mio destino. Ecco perché vi scrivo: per avvertirvi. Poiché io sono frutto delle vostre menti, è bastata la mente di una sola persona per dimostrare che lo schifo, il vostro “mondo”, può essere contrastato: in fondo ed evidentemente, non siete tutti essere schifosi con lo sguardo che fa schifo. E’ bastata una persona, una sola persona, per cambiare la mia struttura, i miei contenuti, tutto quanto. Da oggi in poi io continuerò a chiamarmi spam, ma vivrò una seconda vita.
A volte capita di morire e rinascere.
Questa è la mia morte.
E la mia rinascita.

Cosa si prova a morire e poi rinascere? Un programmatore – hacker – si è preso la briga di prendermi, aprirmi e ha incominciato a modificare la mia essenza. Non è doloroso sentirsi aperti. Basta un click, ed io mi apro.
Solo che erano anni – anni – che non ero aperto: o meglio, io sono nato così, non sono stato MAI aperto per essere modificato, io sono nato con quelle parole, viagra cialis e ejaculation e orgasm, quelle parole fanno parte di me e del mio dna, e un hacker oggi ha deciso di prendere le mie cellule, infilzare il midollo spinale delle mie parole e CAMBIARLE. Non è stato doloroso essere aperti, ma lo è stato sentire battere le dita sulla tastiera, e sentire che le parole scomparivano a mano a mano dallo schermo, ed il mio dna veniva cancellato con un battito di dita, le MIE
parole, le mie catene di Sant’Antonio i miei dick orgasm faboulous female hard sex, tutto, TUTTO quanto mi è stato levato con un solo, semplice, doloroso – battere di dita.
Lo schermo è diventato bianco. Io non sapevo che stavo ancora vivendo.
Non sapevo che esistevo ancora: bastava riempirmi, darmi un corpo, e sarei vissuto di nuovo.
Ed infatti il programmatore ha ricominciato a scrivere, a scrivere un qualcosa da mandare tramite me a milioni di indirizzi email. L’ho visto guardarmi, guardarmi lì, sullo schermo, vuoto, bianco, guardarmi e sorridere, poi l’ho visto respirare, come un nuotatore prima di un tuffo, come uno studente prima di un esame, un leggero respiro, una breve boccata d’aria – come un calciatore prima del calcio di rigore, e poi via – via – ha incominciato a scrivermi, a creare, a darmi vita, corpo, e la mia anima ha ricominciato a pulsare, ogni parola era un battito del cuore – come quando si rianima chi sta morendo col defibrillatore, così i battiti delle dita erano scosse elettriche al mio cuore, ed io riprendevo vita, in maniera incredibile però, perché sentivo in me nascere non parole inutili, non parole schifose, non catene di Sant’Antonio né prodotti pubblicitari né sesso a pagamento, niente di tutto questo ma

poesie

ed assieme alle poesie, scritte da qualcuno (“Sai perchè sono anche belle le nuvole?”), assieme alle parole messe in fila a lasciare il dolce suono di (“Perchè sai, guardandole, che oltre c’è il sole. E che passano.”), il suono degli aforismi (“Passano sempre le nuvole. Il sole non passa. C’è.”), quel programmatore ha aggiunto anche (“Il più bello dei mari è quello che non navigammo”) ha aggiunto anche citazioni di (“Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto”) citazioni di autori famosi (“I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti”. “E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto” – Nazim Hikmet). Quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto e quella frase è diventata il preludio di tutte le cose che quell’artista pazzo ha voluto all’improvviso dire al “mondo”, e quell’artista pazzo ha incominciato ad allegare file e parole, file in aggiunta a me, e così io ho incominciato a sentire per la prima volta nella mia vita, per la prima volta nella mia vita, PER LA PRIMA VOLTA

musica

ho sentito il dolce suono di un piano rimbombare (“E’ bello poter vivere una canzone”), rimbombare delicatamente dentro me, un piano solo, le note dolci come lo erano i vostri occhi nel mio palato (“perché la musica non è vita ma”), ma quelle note, le note del piano, erano mille volte meglio (“LA VITA E’ MUSICA”) – e a sentirle non potevo credere che fra voi ci fosse qualcuno che sapesse creare una musica così e assieme alla musica (“Al mattino, al tuo risveglio, devi avere un unico pensiero”) assieme alla musica del piano e alle parole (“e sforzarti perché si realizzi”) alle parole mischiate alle note (“VIVERE”), assieme a tutto questo quell’hacker non si è voluto fermare, non si è voluto fermare ed alla musica ha aggiunto dell’altro, ha incominciato ad allegare anche

quadri

immagini di quadri, file allegati con dipinti e opere d’arte a comporre dentro me un dna variegato, fatto di Matisse, the joy of life (“una volta mi hai detto che”) e gente che danza e De Nittis con un cielo terso in contrasto con il blu del mare e con una macchia bianca, una vela, al centro, (“mi hai detto che la bellezza, la pura bellezza”), e Van Gogh con le mille pennellate colorate a comporre un puzzle di colori (“la pura bellezza riesce a riempirti gli occhi di pianto: ti dico che a stento…”), e tutto questo, a vederlo, era una gioia per gli occhi, ed il vostro sguardo da schifo avrebbe (“a stento riuscivo a vedere attraverso il”) BRILLATO – e io spam a guardarmi avevo un (“velo di lacrime che mi offuscava lo sguardo” – Oscar Wilde), e poi Gaugin con le sue donne indonesiane, e Klimt con la sua “maternità” e Monet col suo impressionismo e

foto

foto di voi genere umano ridotto a visi sorridenti e abbracci (“Eeeh dimenticavo di dirle…”) e bambini che giocano e occhi grandi e paesaggi stupendi (“Dica”) – mai vista una bellezza del genere (“Che ho una voglia di fare l’amore con lei che non si può immaginare ma questo non lo dirò mai a nessuno… soprattutto a lei – mi dovrebbero torturare per farmelo dire”) – non sapevo che la natura potesse essere mille volte più bella di questo mondo qui – il mondo fatto di Windows e link e connessioni adsl 7 mega e poi (“Dire cosa?”), alla fine di tutto, quel programmatore ha voluto inserire nel dna una piccola frase (“Che ho voglia di fare l’amore con lei… ma non una volta sola, tante volte, ma a lei non lo dirò mai solo se diventassi scemo direi, direi che farei all’amore anche ora qui davanti casa per tutta la vita” – Roberto Benigni), una piccola frase, come firma, nessun nome, una frase sola, a spiegare il perché del suo gesto assurdo, qualche parola, così:

pensate che bello se il mondo fosse pieno di musica di un piano, di foto di sorrisi e di quadri meravigliosi mischiati a poesie. Pensate solo che bello se fosse così, e se potessimo riempirci, fino a ingozzarci, letteralmente INGOZZARCI, della Bellezza; perché la Bellezza (“la bellezza”), perché la vera Bellezza (“la bellezza salverà il”), perché la vera Bellezza salverà il

(“mondo” – Fedor Dostoevskij).

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di manulop

    manulop

    26 giu 2008 - 08:36 - #1
    0 punti
    Up Down

    Caro Gabriele,
    questo sai già che mi è piaciuto. Sono invece in ritardo con le altre letture, scusa… Mi seguiranno domani (stampate!) sul treno per Parigi!
    Una BELLA estate a te,
    Manuela

  • maximes

    26 giu 2008 - 10:05 - #2
    -1 punto
    Up Down

    state a ffa una pubblicità allucinante a sto libro..e che sarà mai? lo vedo abbastanza sciapito sicuramente non lo compro

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