L’acquario dei cattivi (2007, Alet edizioni, €13) è il secondo romanzo di Antonella del Giudice, autrice napoletana che ha esordito con L’ultima papessa (2005, Avagliano, € 12), segnalato al premio Calvino.
Si tratta di una sorta di natura morta di un gruppo di terroristi in pensione che si ritrovano dopo circa quindici anni in una casa sperduta nel bel mezzo del nulla. Le voci dei protagonisti si mescolano e si sovrappongono nel racconto corale e, allo stesso tempo, personale e intimo, degli anni di piombo. Come in una tragedia greca, le storie si snodano pian piano, permettendo al lettore di ricostruire un pezzo alla volta una storia particolare che si inscrive in un quadro generale e nazionale, quale fu quello del decennio ‘70- ‘80.
Ma ciò che distingue quest’opera dalle tante scritte sul periodo in questione è l’uso di un linguaggio lirico, mai artefatto. Lo stile è ricercato e curato, ogni termine scelto sembra essere l’unico possibile tra i tanti. L’autrice svolge un lavoro certosino sulla lingua che conferisce al romanzo una cifra stilistica inconfondibile.
Anteprima del commento