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La lingua italiana ai giorni nostri

Pubblicato: 26 giu 2008 da lara

La nostra lingua è in continua evoluzione e a monitorare i suoi cambiamenti ci pensano i linguisti. Come Giuseppe Antonelli che nel suo L’italiano nella società della comunicazione (Il Mulino, 2007, €12) fa un resoconto dello stato di salute della favella di casa nostra.

Ne risulta un quadro piuttosto confortante in contrasto con quello che si pensa solitamente. C’è infatti la sensazione che sms, mail e televisione abbiano volgarizzato l’espressione scritta, ma Antonelli, ricorrendo al paragone con la temperatura, per cui ne esiste una percepita e un’altra oggettiva, disegna una situazione complessa, dalla quale si ricavano dati positivi.

Ad esempio si è convinti che gli anglicismi abbiano ormai invaso l’italiano tanto da far prospettare un futuro in cui parleremo un itangliano. In realtà l’idea nasce dal fatto che la pubblicità e il linguaggio tecnico sono intrisi di termini assimilati dall’inglese, ma questa tendenza non è poi, nella pratica, estesa ad altri settori. Nel parlato infatti non sono così presenti. E inoltre molte di queste parole scompariranno in breve tempo così come sono spariti molti francesismi di gran moda nel Settecento.

Un aspetto curioso sul quale si sofferma l’autore è la presenza di di termini gergali nei libri vincitori del premio Strega dal 1950 a oggi. Fino al 1968 erano pressoché assenti mentre negli ultimi romanzi se ne contano un’infinità.

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