Carlotto: il giallo italiano non racconta più la realtà

In un intervento pubblicato su il manifesto di oggi, dal titolo Legalità d'evasione, Massimo Carlotto traccia alcune considerazioni sullo stato di salute del giallo italiano. E, già dall'inizio, non fa sconti: "Credo sia arrivato il momento di ritenere conclusa un fase importante del giallo italiano e cioè la sua vocazione collettiva di usare lo strumento del romanzo per raccontare la realtà di questo paese".

La tesi che sostiene lo scrittore è sostanzialmente questa: il noir e il poliziesco italiano un tempo erano in grado leggere e raccontare la realtà nella sua essenza scomoda (anche se questo non è mai stato vero fino in fondo, sostiene Carlotto) e adesso si è adattato a fare del semplice intrattenimento, della "letteratura puramente consolatoria".

Dice infatti: "proprio nel momento in cui è più evidente che il pilastro strutturale del "sistema Italia" si regge sul rapporto tra criminalità organizzata (...) e il mondo politico, imprenditoriale e finanziario, la maggioranza degli scrittori ha scelto di raccontare altro e di evitare di misurarsi su questo terreno". Ma, fortunatamente, le eccezioni non mancano (tra queste, cita De Cataldo e Lucarelli) e non manca nemmeno una prospettiva per il futuro, quella di uno spazio di impegno civile in cui poter raccontare l'Italia senza timori né ipocrisie, partendo ad esempio dalle narrazioni cinematografiche de Il Divo e di Gomorra.

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