Vi siete mai chiesti cosa pensino gli autisti di autobus? Avete mai provato ad immaginare cosa si nasconda dietro quei volti stanchi, accondiscendenti, a volte stizziti? Colpa delle balene arancioni, primo romanzo di Davide Maretto, edito da Giraldi Editore, è un’istantanea sul mondo vista dagli occhi di un tranviere, l’autista delle “balene arancioni”.
Davide Maretto ha fatto il conducente di autobus per l’ATC di Bologna. Colpa delle balene arancioni ricostruisce i pezzi di una vita divisa tra le delusioni di un lavoro che ne logora le ambizioni, lo studio all’università, l’amore con le sue difficoltà. Poi ci sono i sogni, quelli veri, ingenui, frutto di un’improbabile vena artistica che spazia tra la musica e la scrittura cinematografica.
Davide è un ragazzo comune, uno dei tanti che lavorano per pagarsi gli studi universitari. Vive a Bologna e dalla cabina di comando della sua “balena” ci racconta la città con le sue verità popolari. Le abitudini della gente, le legende si accavallano nei ricordi perdendo la loro validità temporale, diventano storie assolute, chicce di una saggezza popolare dal sapore filosofico. E così, rimbalzando tra gli aneddoti che ruotano attorno alle Due torri, affiorano i trucchi di un mestiere che richiede impegno, sacrificio e pazienza, tanta pazienza.
“Una responsabilità guidare queste balene. Al corso “addestramento conducenti” ci dicevano sempre di non aver mai fretta. Quando passate dagli incroci tenete sempre un piede sul freno, quando arrivate al semaforo che è verde, sempre il piede sul freno. In curva il piede sul freno. Forse per questo che siamo sempre in ritardo”.
Ma non manca di certo la comicità, tutt’altro. E’ proprio la vena scherzosa che rende la narrazione più appetibile.
“Quando l’autista è in grado di fermarsi dove vuole, hanno spiegato, può fare salire le belle signore. Apre la porta anteriore proprio ai loro piedi e se le guarda salire. Tette e culo tutto compresi”.
Nessuno si è mai chiesto cosa significhi portare a spasso le “balene”? Una vita tra le lamentele di passeggeri impazienti e le sfuriate di automobilisti stressati. Il linguaggio semplice, fatto di “che” polivalenti, di espressioni orali quasi al limite dell’errore sintattico, ci accompagna in questa scoperta inaspettata. Un quadro che non scivola mai nel pietismo, ma sfrutta l’ironia per inquadrare contraddizioni e difficoltà della vita di tutti i giorni.
Il libro descrive vicende vissute in prima persona, raccolte in forma diaristica, riunite in un collage progressivo. Un linguaggio che strizza l’occhio al parlato, ne traduce l’espressività, quasi al limite dell’esasperazione. Una scrittura che farebbe storcere il naso ai classicisti, istintiva, a volte eccessivamente, ma in grado di coinvolgere, nonostante tutto, quasi s’insinuasse controvoglia.
In mezzo a questo guazzabuglio di storie, le insicurezze di Alice che s’interroga:
“Mi ami?”, “Quanto?”, “Perchè non mi chiami mai?”.
Battute sospirate, ma continue, presenti, che schiudono la grazia di una vita che non è mai come ce la aspettiamo. L’amore, quello sì che è importante. Taglia l’esistenza trasversalmente, per quanto lo allontaniamo, per quanto ci sforziamo di non rimanerne imprigionati. In una dimensione quasi atemporale i ricordi, frammenti di giorni “normali”, si aggrumano in una pozza cui l’amore rende giustizia.
Difficile dire cosa sia questo testo. Colpa delle balene arancioni è un racconto, non proprio un romanzo. Una confessione più che un’autobiografia. Una battuta lunga un libro. Osserva Bologna, i suoi abitanti ma descrive un periodo della vita, soppesa verità e ne tira le somme.
E così, rincorrendo i vari personaggi, ci si ritrova a dover chiedere all’autista: ” Scusi, posso scendere?”, cercando di essere il più cortese possibile, altrimenti, a ragione, s’arrabbia. Prima che la “balena” riparta. Perchè la vita è una e corta.
Colpa delle balene arancioni di Davide Maretto
Giraldi Editore
Euro 12.00