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Bologna l'oscura, di Carmine Caputo

Pubblicato: 24 mag 2008 da sara

C’è lo scrittore in crisi creativa che “Sono separato da 5 anni e da 3 non ho compagnia. Non gratis, comunque”. O la ragazza del call center che fa i turni di notte e ha quasi 30 anni: laureanda in filosofia, vive con le sue coinquiline e ci descrive la gente che la chiama per i motivi più assurdi.

Ma c’è davvero tutta Bologna “l’oscura” in questi bei racconti di Carmine Caputo (ed NonSoloParole), che ci racconta una città moderna ma stranamente decadente, come testimoniano, secondo un personaggio “le schiere di gipponi in seconda fila”. Sono il sintomo, ci spiega, del fatto che la città sia diventata “un enorme centro commerciale con più sportelli bancari che piazze”.

Una città dove un ordinario commercialista può salvare la vita a una ragazza straricca rimanendo letteralmente in mutande, alla faccia dei suoi snobbissimi suoceri. E dove, nonostante ti hanno appena rubato i documenti per rivenderli agli immigrati clandestini, ti accorgi di quant’è bella via Galliera, “dove c’è la storia di Bologna”.

O che è molto facile, dopo una vita spesa ad amare chi non ti ama, cambiare strada. Semplicemente spedendo, in un click, una email che racconti tutto l’amore che hai sprecato e che hai deciso finalmente di regalare a qualcun altro.
“E tutto il resto è luce”, concluderebbe l’autore.

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