Cosa hanno in comune Bart Simpson e Karl Barth? La soluzione richiede sforzi interpretativi fuori dal comune. Il primo, il monellaccio della fortunata serie di cartoni animati, ha stregato generazioni di ragazzi e non con le sue bravate e le battute irriverenti. Il secondo, teologo e pastore svizzero, è considerato il più importante teologo riformato dai tempi di Giovanni Calvino.
Brunetto Salvarani si cimenta nell’arduo compito nel suo ultimo libro, “Da Bart a Barth. Per una teologia all’altezza dei Simpson”, pubblicato da Claudiana editrice. Calando uno sguardo trasversale nell’irriverenza dei Simpson, ne coglie una riflessione sul mondo, sulle nostre credenze, sull’esistenza e l’utilità di ciò che chiamiamo Dio. Partendo dalla passione per il cartone cult, l’escursione nell’autoironia tipica della famiglia Simpson è l’occasione per affrontare le questioni fondamentali dell’esistenza.
Un nuovo modo di reinterpretare i Simpson che dietro l’apparente banalità delle storie intravede paradigmi universali, significati profondi. Matt Groening mette a nudo le contraddizioni della società civile con la spietata crudezza della comicità. Lo fa con intenti dissacratori. Con la potenza chiarificatrice del riso. Quale sarà il lato religioso del suo ingegno?
Fonte | Ansa
koan
27 mag 2008 - 12:27 - #1Più o meno simile è “Winny Pooh e la Filosofia”, uscito più di dieci anni fa e che ripercorre l’intera storia della filosofia da Aristotele a Nietzsche attraverso gli accadimenti nelle storie dell’orsetto e dei suoi amici.
A me è piaciuto molto e credo che certi libri dovrebbero essere accolti con più riguardo perché vanno al di là del semplice gioco letterario dimostrandoci anche che spesso ci prendiamo un po’ troppo sul serio…