Intervista a Francesco Ceccamea

pubblicato: martedì 13 maggio 2008 da Giammarco Raponi in: blog&web scrittori interviste apocalittiche narrativa italiana

Silenzi Vietati di Francecsco Ceccamea è stato ben accolto dalla critica, e anche noi abbiamo avuto modo di parlarne con un certo entusiasmo, al punto che non abbiamo potuto fare a meno di rivolgergli alcune domande.

Una domanda scontata, ma nel tuo caso sembra inevitabile: come nasce Silenzi Vietati?
Silenzi Vietati nasce per caso. Parte tutto da una mail che ho inviato a Massimo Onofri, grande critico letterario, nonché mio ex-professore di Italiano alle scuole superiori. In genere al Prof. mandavo racconti su persone che muoiono di tumore con allegate richieste di trovarmi un lavoro da qualche parte a Sassari, ma quella sera ero più depresso del solito e avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno. E così ho mandato questa mail a Onofri. Non pensavo che mi avrebbe risposto. In genere non lo faceva quasi mai, e invece lui mi ha telefonato tutto euforico per dirmi che la mail l’aveva divertito così tanto che gli era quasi venuto un attacco d’asma, non gli venivano attacchi d’asma dai tempi del liceo e tutto questo l’aveva fatto sentire più giovane. Io non volevo farlo ridere, ero serissimo, quasi disperato, ma per lui la mail era l’irresistibile primo capitolo di un romanzo. Mi ha chiesto di mandargliene delle altre sullo stesso tono e con la stessa ironia. Io ho eseguito gli ordini, lui ha fatto il resto.

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Dal punto di vista strutturale, il tuo libro ha subito attirato l’attenzione, alcune definizioni: “reality-book” è di Lidia Ravera; “il primo romanzo reality show” è dello stesso Massimo Onofri; “romanzo di sformazione” è di Baudino; Camon pure ne ha parlato bene. Tu cosa ne pensi?
Come definizione terrei quella di Baudino, le altre non mi convincono. Il mio romanzo non è un Reality e credo che mettere questa parola accanto al libro abbia allontanato parecchi lettori. Io non comprerei nulla che venga definito Reality, neanche se morissi di fame e mi venisse offerto un Reality Burger o una Reality Pizza. Certo, l’interessamento da parte della critica ha commosso mio padre, e anche io sono molto contento: leggere articoli così positivi di Camon, la Ravera, Baudino, Giovanardi e altri nomi illustri mi ha reso felice e ogni loro tentativo di definire qualcosa che io stesso fatico a comprendere va bene, ci mancherebbe. Ma quello che più mi fa stare bene è che Onofri stravede per me. Lei lo sa che critico meraviglioso ma anche spietato e terribile è Massimo Onofri? E’ l’incubo degli scrittori italiani. E invece mi adora. Cavolo, è come far innamorare di te Richard Gere, dal punto di vista maschile può essere inquietante, ma la mia parte femminile ne resterebbe comunque lusingata.

Com’è che Francesco-protagonista-del-libro ha così tanti problemi con l’altro sesso e il sesso in generale?
Per colpa di sua madre. O almeno così sostiene lo psicologo, che per quanto sia il personaggio più grottesco del libro e il più detestato da chi l’ha letto, almeno è il solo che prova a tentare di capirci qualcosa. Alcuni ragazzi sono venuti a cercarmi dopo aver letto Silenzi Vietati, ma non per insultarmi, (o meglio, ci sono stati anche quelli), volevano solo dirmi che anche loro hanno problemi come quelli del protagonista. Comunque non avere una vita sessuale non è il peggiore dei problemi. Nel prossimo libro Francesco i problemi con il sesso li risolve, ma proprio per questo si caccia in casini peggiori.

Il suo sguardo sulla vita, si potrebbe definire uno sguardo al femminile?
Può essere. Io so solo che alle donne è piaciuto tanto. Ci sono delle mamme che impazziscono per Silenzi Vietati. Una signora mi ha detto una cosa molto carina, qualche giorno fa. Ha detto che se tutti gli uomini ragionassero come il protagonista del libro, le donne risolverebbero il 90 per cento dei loro problemi e di conseguenza anche gli uomini risolverebbero i loro problemi con le donne. Mica male, no?

Credi che Francesco-protagonista, con tutte le sue frustrazioni e la sua rabbia, rappresenti la sua geneazione?
No, almeno spero. Francesco è un ragazzo di 28 anni che vorrebbe fare lo scrittore e che ha una paura tremenda delle donne, il suo pene non si drizza, ma non solo con l’altro sesso, non reagisce davanti a nessuno degli stimoli che la società e i media gli mettono nel piatto. È vergine ed è terrorizzato dal mondo. Vive ancora con i suoi genitori e non esce quasi mai di casa. Sogna di avere rapporti sessuali con sua madre e con quasi tutte le ragazze che incontra, ma è così timido e complessato che non riesce neanche ad aprire bocca davanti a una di loro. Se la mia generazione fosse tutta così rischieremmo l’estinzione. Tanti si sono riconosciuti nei problemi di Francesco e anche io, al punto di avergli dato il mio nome e il mio cognome, avergli prestato mia madre, mio padre e mia sorella e riempito la testa delle mie perversioni e dei miei segreti più intimi. Non lo so, trovo che in fondo non sia unico, anche se lui è convinto di esserlo. Chi ha letto il libro da ragione a me.

Una curiosità, ce l’ha fatta Francesco a uscire con la ragazza del bar come pretendeva lo psicologo?
Io spero di sì.

Come l’ha presa la tua famiglia? e hai riallacciato i contatti con tua sorella?
Quando ho scritto questo libro ero certo di dovermi preparare a una specie di piccola apocalisse. Ho immaginato di essere cacciato di casa dai miei, qualche denuncia dai parenti, critiche e insulti da tutte le parti e per finire mi vedevo al Maurizio Costanzo o a Buona Domenica. Invece ho ricevuto un sacco di complimenti, gente che si è commossa, qualcuno mi ha dato libero accesso ai suoi diari chiedendomi di raccontare la sua storia, non meno comica e disperata di quella di Francesco, e Costanzo non mi ha ancora chiamato, anche se io spero tanto che lo faccia.
Mia madre ha detto che leggere Silenzi Vietati l’ha fatta sentire riconciliata con se stessa. Mio padre gira per il paese sbandierando in faccia a tutti gli articoli che sono usciti sul mio libro. Mia sorella e io abbiamo fatto la pace. Il litigio era una mia invenzione, ma ci è toccato simulare una riconciliazione se no da tutte le parti continuavano a chiederci di fare i bravi e smetterla di litigare. Sono arrivate anche le critiche, ma poche e quasi tutte volte a esaltare un aspetto di Silenzi Vietati che né io, né Onofri, né Camon o tutti gli altri meravigliosi critici hanno saputo rilevare nelle loro attente e brillanti analisi: Silenzi Vietati è anche un portentoso rimedio contro la stitichezza. E una volta che ci si è liberati le viscere, lo si può anche utilizzare per pulirsi il sedere. Quindi oltre a un Reality Book, Silenzi Vietati può essere visto come uno Shit Book, ovvero un Kit lassativo fenomenale. Naturalmente non sottoscrivo nemmeno questa interpretazione del mio libro. A me piace quello che dice Baudino. Questo è un romanzo di “sformazione”

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Commenti dei lettori

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  • gigi1987

    28 mag 2008 - 14:08 - #1
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    un povero esaltato che non sa scrivere

  • zinofellazzi

    12 giu 2008 - 16:07 - #2
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    guarda conosco Onofri e dopotutto non mene frega niente di questo, ma se tu scrivi come parli io il tuo libro voglio proprio leggerlo, oh se poi non mi piace telo dico, lo giuro.

  • zinofellazzi

    12 giu 2008 - 16:08 - #3
    0 punti
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    guarda conosco Onofri e dopotutto non mene frega niente di questo, ma se tu scrivi come parli io il tuo libro voglio proprio leggerlo, oh se poi non mi piace telo dico, lo giuro.

  • zinofellazzi

    12 giu 2008 - 16:09 - #4
    0 punti
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    ops l’ho messo due volte, problemi di evoluzione…

  • Michelangelo Magnus

    01 dic 2008 - 12:13 - #5
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    In realtà il concetto di reality book e l’ideazione del gioco è un invenzione mia e di Master e risale al 2005-2006, sebbene il termine compaia in Italia solo nel 2008. Preciso tuttavia che noi intendiamo un reality book non solo se il libro narra fatti reali e trova tra i protagonisti gli stessi autori, ma anche quando la storia rimane aperta anche alla partecipazione attiva dei lettori come appaunto nei nostri libri: “La macchina del tempo e la ricerca della Menorah” e “Il tesoro più nascosto”. Dò comunque atto che Onofri è stato il primo a trattarlo in una tavola rotonda e in ogni caso gli auguro che l’iniziativa prenda piede e si avvermi un genere tutto italiano di scrivere libri. Un augurio di successo Michelangelo Magnus

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