Non riesco a dire se questo libro mi sia piaciuto o meno: l’ho divorato in poche ore di lettura e mi ha in qualche modo preso allo stomaco, alla gola, anche se dopo aver letto tutte queste pagine resta come un senso di rabbia insoddisfatta, quasi di mancata messa a fuoco. Come qualcosa di sospeso.
Six Pack è il primo romanzo di Gianni Miraglia, genovese trapiantato a Milano, classe 1965. Una storia di marginalità in qualche modo integrata, di vita milanese che evita la vita milanese. La vita di un quarantenne che schiva gli stereotipi delle consuetudini sociali, una forma di misantropia che non è reale avversità nei confronti degli uomini quanto avversità nei confronti delle loro relazioni sociali. Una lucida consapevolezza, a tratti cinica nonostante sia appassionata, a suo modo.
Fissato con la perfezione degli addominali, con quelli di Iggy Pop come riferimento, il protagonista lavora in un’azienda di lavoro cognitivo per cui inventa gadget e sorprese da regalare con le confezioni di merendine per bambini, si muove solo in bicicletta, preferibilmente di notte a scoprire la città, segue una dieta a base di tonno e pane carasau, ama il rock n’ roll (il già citato Iggy Pop, i Black Flag da cui prende il tatuaggio, Johnny Thunders…), fa sesso ogni 15 giorni e va in palestra tutte le mattine.
Tutta la storia, un flusso di pensieri, si svolge nell’arco di un paio d’ore passate ai pesi, anche se ci dà una prospettiva completa sulla vita del protagonista, sulle relazioni sociali in cui è, suo malgrado e resistendo, coinvolto: dalla palestra con i personal trainer che devono imporre la propria superiorità fisica, al capo ufficio che viene dall’Inghilterra che lo considera un individuo strano e continua a deriderlo, nonostante la netta inferiorità fisica, alle ragazze con cui ha avuto relazioni, quasi esclusivamente a base di sesso, secondo la regola che si è auto-imposto di avere un rapporto sessuale ogni quindici giorni.
Le ore raccontate dal romanzo sono quelle del quattordicesimo giorno, e mentre il protagonista carica il bilanciere di chili e chili da sollevare è a caccia di una femmina entro 24 ore e la sua testa continua a riflettere sul presente che vede e sulle persone che gli stanno accanto, sul suo essere assolutamente fuori da ogni contesto, con solamente i suoi addominali e la sua preparazione fisica come punto fermo, punto di partenza indispensabile per qualsiasi rapporto con il mondo: una relazione con il proprio corpo che ha i tratti dell’ossessione, ma non quella tipica dei palestrati anabolizzati, no, è qualcosa che assume tratti più esistenziali, che segna la sua quotidianità come necessità di distinzione, come convinzione di sopravvivenza.
Una figura border line, un disadattamento perfettamente adattato perché in personalissima rielaborazione che non risparmia nessuno, politico con ferocia che lo vuole distinto da ogni schieramento definito, la sua diversità viene giocata negli atteggiamenti e nei pensieri quotidiani, nelle fantasie di masturbazione, nel comportamento atipico ma mai violento, nonostante la forza fisica.
Il romanzo di Gianni Miraglia ci racconta di una zona realistica, che probabilmente esiste senza mai guadagnare gli onori delle cronache, di un personaggio ben delineato, tridimensionale, assolutamente possibile nella sua particolarità e ci apre gli occhi sui possibili angoli bui, sugli anfratti in cui si annidano storie e vite non conformi, che lasciano addosso quell’inquietudine che, in fondo, ci parla di quelle persone che magari incrociamo ogni giorno e che non riusciamo a inquadrare in nessun modo.
Gianni Miraglia
Six Pack
Arcana
259 p., 16,50 euro
Anteprima del commento