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Greta, un racconto erotico a puntate /3

Pubblicato: 14 mag 2008 da Manila Benedetto

Continuiamo con il nostro racconto erotico a puntate. Si consiglia la lettura ad un pubblico adulto.

Gretadi Titty Cerquetti
prima parte: La festa
seconda parte: Body painting

IL CONCORSO
La cosa più strana, mentre sono sul palco davanti a non so davvero quanta gente, è costatare che non mi sento assolutamente a disagio per il fatto di essere praticamente nuda.

Oggettivamente, indossando solo un minuscolo perizoma, dovrei vergognarmi come una ladra, in realtà, invece, non è affatto così. In parte, inutile negarlo, è perché sono notoriamente molto esibizionista e poco pudica, ma c’è da aggiungere che, stavolta, mi sento talmente avvolta dall’opera di Jesus, da sentirmi trasportata in un’altra dimensione. Mi sembra di essere semplicemente lo sfondo di un qualcosa di più grande, bello e importante.

Mentre sono lì, davanti a tutti e completamente esposta, non penso alla gente, non afferro gli sguardi, tanto meno li valuto o l’interpreto. Non mi chiedo se stanno guardando me con desiderio o piuttosto il dipinto con ammirazione. Resto lì, ferma, tra le altre ragazze, ad aspettare il verdetto della giuria, come se fossero visibili, al pubblico, solo l’anima del dipinto e le sfumature di colore. Nient’altro.

I miei amici sono proprio sotto il palco, e rumoreggiano per sostenere la mia candidatura, come se si trattasse di un evento storico. Li guardo e sorrido divertita, osservando quelle due pazze di Barbara e Denise che si agitano come indemoniate, e mi rendo conto di quanto vorrei vincere per Jesus, che ha lavorato sodo e ci ha messo sudore e sentimenti, e un po’ anche per loro, così inspiegabilmente orgogliose di essere mie amiche.

Allargo il mio orizzonte visivo e noto, in fondo alla sala, la cupa figura di Alessio, sguardo truce, braccia conserte, l’aria di chi vorrebbe radere al suolo tutto e risolvere così, con la cieca violenza, tutti i contrasti del proprio, fragile, ego.

Qualcuno prende il microfono e chiede di fare silenzio. Il tono è carico di premesse e la sala ammutolisce, come per incanto. Il presidente della giuria si dilunga un po’ nei ringraziamenti, per aumentare l’attesa, poi finalmente annuncia il vincitore. Appena pronunciato il nome, nasce spontaneo un applauso unanime e scrosciante, che conferma la bontà di una scelta che, evidentemente, asseconda il gusto estetico di buona parte dei presenti.

Io, nel momento in cui sono proclamata vincitrice, resto immobile, di sasso, come folgorata, e se non fosse per l’abbraccio immediato e commosso di Jesus, resterei attonita al centro del palco, senza riuscire a comprendere l’accaduto.

Vedo Barbara e Denise che si abbracciano urlacchiando impazzite ma non riesco a scuotermi. Jesus mi stringe forte e mi sussurra all’orecchio tutta la sua gioia. Apprendo così, in quel momento, tra le nebbie che offuscano la mia mente, quanto sia importante per lui questo successo, che fa parte di un percorso artistico che lo porterà a New York, dove finalmente potrà studiare e lavorare fianco a fianco di grandissimi artisti.

Quello che più mi arriva dentro, che mi colpisce e mi scuote, è sentire che Jesus non mi sta accanto per mostrare la sua opera, ma piuttosto perché mi ritiene parte integrante di essa. Non sono il supporto su cui ha creato, sono parte dell’opera. Se non avesse dipinto su di me non avrebbe dipinto così, è questo che mi trasmette. Mi rende felice guardare i suoi occhi scuri e profondi, pieni di gioia, soddisfazione e riconoscenza nei miei confronti, io che davanti ad un artista come lui mi sento niente.

Dopo essere stata fotografata almeno un centinaio di volte, torno nel camerino per rivestirmi. Jesus mi raggiunge pochi istanti dopo, e tenendo stretto il prezioso trofeo, mi dice, ancora una volta, quanto io sia stata importante per lui. Mi commuovo un pochino, e restiamo d’accordo che andrò a trovarlo nel suo studio, dalle parti di Campo de’ fiori. Vuole assolutamente farmi un ritratto da regalarmi, per ricordare questo giorno. Lo ringrazio e gli dico che non mancherei per niente al mondo. Ci salutiamo, e ci lasciamo dentro sensazioni nuove, profonde e coinvolgenti.

Quando torno dai miei amici sono ancora attonita, incredula, pervasa da emozioni troppo forti perché siano trattenute o mascherate. Mi lascio abbracciare e baciare da tutti, indistintamente, come se fossi un automa. Solo quando mi rendo conto che è Denise a tenermi tra le braccia e a baciarmi riesco, finalmente, a dire qualcosa. Ed è semplicemente “Grazie Deny, è stato bellissimo!”.

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