Continuiamo con il nostro racconto erotico a puntate. Si consiglia la lettura ad un pubblico adulto.
Gretadi Titty Cerquetti
prima parte: La festa
BODY PAINTING
La saletta-spogliatoio è ampia e fortemente illuminata. Poster e locandine alle pareti, poltroncine rosse davanti a grandi specchi che riflettono le lampade e rimandano altra luce. Ci sono sei ragazze in piedi, disposte in circolo, immobili ed erette come statue.
Indossano solo le scarpe ed un minuscolo perizoma color carne. Al lavoro su quei corpi ci sono sei pittori, mani abili e veloci, occhi attenti, menti concentrate e colori vivaci. Il pennello, rapido e morbido, scorre sulla pelle delle ragazze che è tanto liscia e lucida da sembrare pura seta.
Poi ci sono dei curiosi, intorno a loro, che osservano attenti tutti i movimenti. Alcuni seguono l’opera degli artisti mentre altri, meno eleganti, si beano alla vista di quei corpi, immobili e perfetti. Le ragazze sono tele, tele con un anima e il pittore lavora sui colori e dilata le forme, amplia le dimensioni dell’anima e la conduce oltre il corpo, la proietta all’infinito.
Ad un piccolo cenno dell’artista le ragazze alzano le braccia ed i seni, già perfetti nella loro morbida e soda rotondità, salgono ancora più su, scatenando pensieri illeciti ed estremi, per quella bellezza pura e a portata di tatto, e di gusto. Solo gli artisti restano immuni a quel fascino, presi come sono dalla creazione di un quadro umano ma gli altri, i curiosi, trattengono a stento desideri proibiti che si propagano, come un’onda lunga, dagli occhi alla mente al sesso.
Una delle ragazze, trascorsi un paio di minuti a braccia alzate, sbuffa rumorosamente. L’artista la guarda negli occhi, quasi intimorito da quei laghi profondi e azzurri, e chiede con dolcezza alla ragazza se comincia ad essere stanca. Lei fa cenno di si con la testa aggiungendo un’espressione eloquente, a prova di dubbio. Anche la smorfia delle labbra è inequivocabile. Il dettaglio importante è che la ragazza insofferente che sbuffa sono io, Greta.
È vero, avevo giurato di non farlo, però un’attenuante ce l’ho e valida: voi non conoscete né Barbara né Denise. Se così non fosse sareste più clementi e magnanimi, e forse potreste arrivare perfino a perdonarmi.
Avevo tentato con tutte le mie forze di resistere. Avevo gridato, pianto e lottato e mi ero ribellata, rivoltata, divincolata senza alcun risultato. Tutto inutile. Quelle due energumene erano troppo determinate, troppo motivate a farcela per cedere alle mie rimostranze.
Mi ero quindi ritrovata, alla fine della battaglia, praticamente nuda davanti ad uno sconosciuto con un pennello in mano, ben deciso a scarabocchiarmi tutta. Inoltre, per la prima volta in vita mia, quel pennello era vero, non un gustoso e affettuoso modo di chiamare l’organo sessuale.
Ad ogni modo eravamo giunti all’epilogo, il lavoro era quasi finito anzi, un paio di ragazze erano già pronte per sfilare. Jesus, l’artista spagnolo che mi stava dipingendo, mi assicura che mancano solo due minuti, poi potrò tornare a respirare come un normale essere umano. Faccio giusto in tempo a tirare un immaginario sospiro di sollievo quando, nella stanza, irrompe Alessio, mio cugino e addetto alla sicurezza in quella discoteca.
Alessio, purtroppo, soffre da sempre di una pericolosa forma di gelosia possessiva e ossessiva nei miei confronti, una gelosia morbosa che, a volte, rasenta la pura follia. Nello stato in cui mi trovo non oso neanche guardarlo in faccia, mentre lui se la prende praticamente con tutti i presenti, urlando che sono una bambina e non dovrei essere lì a fare quello che sto facendo. Poi, furibondo, mi si para davanti proprio nel momento in cui Jesus pronuncia le meravigliose parole “ho finito”.
Alessio, viso rosso porpora e narici fumanti, mi chiede cosa diavolo sto facendo e cosa mi sono messa in testa, ed io, come sempre in situazioni simili, gli rispondo che sono maggiorenne e faccio quello che cavolo mi pare.
Vedo passare nei suoi occhi almeno tre insulti e quattro parolacce che, però, fortunatamente non raggiungono la bocca. Poi gira i tacchi e se ne va senza dire una parola. Purtroppo per lui questo è il mio carattere, e quando qualcuno mi proibisce qualcosa è proprio il momento che la faccio. Non sono più tagliata per fare la brava bambina, tanto meno per la cieca ubbidienza. Ne ho passate troppe per accettare che qualcuno mi prevarichi, anche nelle cose più stupide e futili, come questa.
Ma tornando a noi, Jesus è in piedi davanti a me, per ammirare il suo lavoro, ed io sono pronta a sfilare. Il mio corpo adesso è una splendida cascata azzurra e rosa di acqua e fiori che scorre tra i miei seni e si allarga in un placido lago di spuma bianca che mi abbraccia i fianchi, il ventre e le cosce. Mi guardo allo specchio e mi vedo come madre natura, e mi emoziona scoprire il talento e la bravura di Jesus. Gli sorrido, riconoscente e lui fa altrettanto.
Siamo pronti, è ora di sfilare e adesso, sinceramente, spero anche di vincere. Per lui, che se lo merita davvero. A me, francamente, importa poco.
pier...pa
13 mag 2008 - 13:36 - #1…che cos’è questo testo…
il trattato del patetico!!!
andrea4381
13 mag 2008 - 17:56 - #2non è male dai!
Sarebbe divertente se nella discoteca ci fosse anche Franco Califano, e da là partisse una sua versione della storia.. Così si potrebbe leggere un’altra puntata del mitico kalisutra!
andrea4381
13 mag 2008 - 17:56 - #3oh ovviamente, per chi non l’avesse capito, il mio commento è ironico eh! :D