Vista la passione per i racconti erotici che porta molti lettori a sbirciare incuriositi alcuni nostri post, ho chiesto alla cara amica e giovane scrittrice Titty Cerquetti di donarci un suo scritto. E’ così con piacere che da questo week end per qualche giorno ci accompagnerà Greta, un racconto erotico in esclusiva per i lettori di Booksblog.
Si consiglia la lettura ad un pubblico adulto.
Greta di Titty Cerquetti
LA FESTA
Arrivo al “Ritual”, per la festa di compleanno di Mara, in compagnia di Barbara e Denise, le mie amiche più care. Non fosse stato per loro, e per la fastidiosa e perniciosa insistenza che le accomuna, probabilmente avrei disertato la festa e fatto una pessima figura.
La verità è che in questo periodo non ho proprio voglia di uscire. Ho perso da poco il lavoro ed il mio stato d’animo è tutt’altro che allegro. Tuttavia mi sono lasciata convincere del fatto che Mara si sarebbe dispiaciuta per la mia assenza e perciò, a malincuore, ho assecondato il buonismo di quelle due implacabili Cerbere, mi sono messa qualcosa addosso e mi sono fatta docilmente caricare nella Mini Cooper viola di Barbara, pronta a partire alla volta della discoteca.
Faccio la mia entrata in quel luogo oscuro e sconosciuto dopo aver trascorso tutto il tempo del viaggio a truccarmi, nel tentativo di nascondere un volto completamente inespressivo. I miei pensieri sono talmente distanti da lì che ci sono volute tonnellate e tonnellate di cosmetici per trasformarmi in una persona allegra, almeno da vedere. Dentro di me c’è il vuoto assoluto, dentro il locale invece c’è troppa gente. Soprattutto troppa gente che mi guarda, e questo mi mette a disagio. Accade sempre così quando vado in un locale per la prima volta. Che sia un ristorante, un pub o una discoteca, la sensazione iniziale è sempre la stessa: smarrimento, ansia, voglia di girare i tacchetti e andarmene. Per questo motivo frequento sempre gli stessi posti e gli stessi locali; mi danno sicurezza e mi piace la familiarità con chi ci lavora, con i clienti abituali. Anche sapere dov’è il bagno… sarà stupido e infantile ma sono fatta così.
Barbara, senza nessuna pietà per i miei tacchi a spillo, mi trascina di fronte a Mara per gli auguri di rito e la consegna dei regali. Poi, dopo gli “ooohhhh” e gli “uuuhhhh” di prammatica davanti alla scatola aperta, finalmente posso sedermi su un divanetto rosso di finto (pure!) raso per bere qualcosa e ambientarmi. A guardarlo bene il locale non è brutto, a parte i divanetti. Direi che è solo troppo affollato e rumoroso, ma è una discoteca, e nessuno pretende che si faccia conversazione. A me poi, di chiacchierare non va neanche un po’.
Mentre bevo la prima Ceres della serata penso che vorrei essere da tutt’altra parte e questo, probabilmente, sta già segnando un Destino, il mio, suggerendomi che non resterò lì a lungo. In fondo la presenza l’ho fatta, gli auguri anche, il regalo l’ho dato, insomma che altro volete da me, la parte ufficiale la posso considerare conclusa.
Mentre bevo e cerco di preservare, con la mano sull’orecchio, un minimo di udito, riconosco alcuni amici in lontananza e loro, purtroppo, riconoscono noi. Questo vuol dire che ci ritroviamo in pochi secondi sommerse dagli invasori e ammassati una sull’altra, con un bicchiere in mano e l’impossibilità di comunicare il disagio, fosse pure mandarsi a quel paese per un piede pestato. Fortuna vuole che, in talune occasioni, Dio si distrae e interrompe il flusso costante di sfiga che accompagna il Trio (Barbara, Denise, Greta), la musica improvvisamente cala di volume ed un enorme torta compare dal fondo della sala. Applausi di rito, auguri urlacchiati a destra e a manca, e Mara pronta a spengere le candeline. Così tutti si alzano e l’epidermide torna a respirare!
La torta rappresenta sempre, in ogni festa, un momento decisivo, spartiacque. Divide inesorabilmente gli invitati in due diverse ed opposte fazioni. Da un lato ci sono quelli che non vedono l’ora di andare via, e per loro la torta rappresenta il traguardo. Se te ne vai dopo la torta nessuno ha il diritto di offendersi. Non puo’. E’ la regola. E’ così. I più gioiosi e festanti nell’applaudire l’arrivo della torta sono proprio loro, quelli che non aspettano altro che imboccare la porta e sparire nella notte e nel nulla.
Dall’altra parte, invece, ci sono i festaioli ad oltranza, i no-rules/no-limits, e per loro la torta rappresenta invece la partenza, il via, lo sparo dello starter, il Big Bang! Dopo la torta ci si può allegramente dimenticare della festeggiata e della prassi, per buttarsi nel ballo, nell’alcool, nella delicata arte del rimorchio coatto, quello basato su: “Oh, a’ bella, che ffai??”. Frasi tipiche ed esemplificative di una ormai tristemente consueta “way of life”. Mara, da ragazza intelligente qual’è, ha anticipato la torta proprio per questo, per consentire a tutti di scegliere se restare o andare via. Ne mangio due pezzetti, tanto per gradire, poi torno al mio divanetto e alla mia Ceres.
Ed ecco che Denise, come sempre accade in queste circostanze, comincia a farmi il terzo grado sulla roba che ho addosso. Siamo amiche d’infanzia eppure non ho ancora capito perché lo fa, men che meno sono mai riuscita a farla smettere. Non credo di averla mai vista con addosso qualcosa di diverso da jeans, maglione o t-shirt e scarpe da ginnastica tuttavia, ogni volta che siamo insieme a qualche festa, ed io sono vestita per bene, attacca con l’intervista. Dove hai preso quelle calze, quanto hai pagato quelle scarpe, che meraviglia questa gonna. Denise è così, non c’è niente da fare. Vorrebbe essere un’altra, ma continua ad essere sempre se stessa. E’ anche per questo che le voglio bene, perchè non saprebbe mai fingersi diversa.
Ad un tratto qualcuno prende un microfono e annuncia una gara di body-painting presenti i migliori artisti europei nel campo. Urla, risa, battimani entusiastici riempiono la sala mentre Denise e Barbara mi prendono per le braccia e mi fanno alzare. Sul momento quella manovra mi stupisce, poi ascolto Denise elogiare le morbide e proporzionate fattezze del mio corpo e una lampadina rossa di allarme comincia a lampeggiare nel mio cervello. Mi volto di scatto verso di lei e sibilo un perentorio “NO” che non ammette repliche o discussioni. Invece ascolto un coro di “e dai! e dai!!” che rafforzano la mia rabbia e le mie certezze di sventura. Ribadisco con forza che il mio “no” è definitivo e irrevocabile, e chiudo affermando che mai e poi mai mi presterò a pagliacciate del genere, cascasse il mondo.
Nel frattempo le due streghe che credevo amiche mi stanno trascinando verso i camerini mentre io, con gli occhi spiritati, tento di morderle alla giugulare.
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