Mala Suerte, di Juan Aparicio-Belmonte

Mala suerte di Juan Aparicio-Belmonte, edito da gran vìa, è un noir fuori dagli schemi, spesso divertente, e dotato della giusta dose di suspense. L’autore utilizza allo stesso tempo prima, seconda persona e indiretto libero, senza che il lettore perda mai il filo logico della storia, e della trama tenute insieme da una serie di flashback.

L’avvocato Estebàn Gómez Rescello una sera fa tardi in ufficio, all’improvviso un tizio con un paio di mutande in testa fa irruzione nel suo ufficio e cerca di convincerlo a uccidere un uomo. Esteban ovviamente non ci sta, e sotto le mutande che l’uomo ha in testa, scopre una ferita. Fa per chiamare un’ambulanza ma l’uomo lo atterra rompendogli il naso, e poi scompare nel nulla.

In realtà, un morto c’era già stato, si chiamava Fabio Cotta ed era un attore, forse un cattivo attore ma comunque un attore che aveva avuto un certo successo e ora aveva messo su uno spettacolo teatrale dal titolo Il mafioso Sirelli.

Fabio Cotta viene trovato cadavere insieme a quello di una donna che non è sua moglie, in un appartamento poco distante dall’ufficio dell’avvocato.

A questo punto scattano le indagini da parte della polizia, il cui commissario è una donna di una bellezza sconvolgente, ma che ha anche una vita privata movimentata con un divorzio alle spalle e un fidanzato, più giovane di lei, che non fa altro che parlare del suo romanzo e di politica.

È chiaro che le indagini riportano la commissario al punto di partenza del libro, cioè a quello squilibrato con un paio di mutande in testa, che oltretutto ha una vera propria fissazione nel separare catgoricamente il mondo in "riva destra" e "riva sinistra", ricchi e poveri, un metodo che necessita principalmente di una determinata visione politica.

Ma il punto nodale che tiene insieme tutti questi personaggi è uno psichiatra, di cui è meglio non dire di più per quanto riguarda la trama, ma che rappresenta un po’ la chiave di lettura di questo romanzo, consegnandoci l’immagine di una Spagna che non è esattamente quella a cui siamo abituati a pensare negli ultimi anni.

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