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Marchette culturali

Pubblicato: 06 mag 2008 da luca v.

libro,pagina,recensioni Prendo spunto da un bell’articolo di Mariarosa Mancuso pubblicato su Panorama. Dietro le quinte della pagina si nasconde un mondo di intrecci e relazioni di cui il lettore dovrebbe essere informato.

Scrittori che parlano di altri scrittori, romanzieri che fanno i critici, giornalisti che diventano scrittori, editori che, addirittura, intervistano i propri autori. Un vero mondo sotterraneo, autoreferenziale. Quanto basta per rimanerne scioccati.

La “terza pagina”, spazio sacro di una cultura da tempo fuori moda, è diventata lo spazio d’azione degli uffici stampa. Verrebbe da chiedersi che fine ha fatto la “critica letteraria”. O in cosa si sia trasformata. La critica capace di stroncare, di filtrare e selezionare. Frontaliera della mediazione culturale.

Le pagina culturali, in ossequio alle leggi di mercato, sono, oggi, l’alcova di recensori che dispensano qualità letterarie senza alcuna riserva. Stralci, quarte di copertina, recensioni, bandelle, anteprime: un guazzabuglio d’immagini della stessa matrice. Non si conosce parsimonia, in questo. E più che stroncare un libro, si preferisce non parlarne, o parlarne poco.

Il valore differenziale non risiede nella qualità letteraria, che conta quanto, se non meno, delle amicizie o delle conoscenze. L’importanza di un libro si gioca nello spazio che gli si dedica. Meriti e valori rispondono alla logica dei numeri. Ed esserci, fare rumore diventa l’unico modo per venirne a capo.

Foto | Flickr

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Massimo Moscati

    06 mag 2008 - 15:06 - #1
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    Ineccepibile l’articolo di Mariarosa Mancuso, salvo quando parla di “conflitto d’interessi”. Un termine sin troppo abusato
    ma che, credo, rappresenti un imbarazzo per la giornalista di Panorama, considerando chi è il suo Editore.
    E questo è un vero peccato perché tutto si contamina e un po’ si sporca: la critica non è più “psicologicamente” libera.

  • Profilo di luca v.

    luca v.

    06 mag 2008 - 16:34 - #2
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    Penso che l’imbarazzo di cui parli, sia ormai così generalizzato, che ogni settore (giornali,radio,tv) ne risulta penalizzato. Almeno per quella libertà “psicologica” che difficilmente si può ottenere nel mondo fisico.

  • Sascha

    08 mag 2008 - 18:02 - #3
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    Ma, seriamente…
    Ammettiamo pure che non si tratti di un fenomeno piacevole ma avete mai letto il romanzo ‘Le Illusioni perdute’ di Honore’ de Balzac, uno dei più grandi romanzi dell’800?
    Beh, fra le altre cose descrive il mondo editoriale e giornalistico del tempo dove succedevano cose che fanno sembrare le cose denunciate nell’articolo come delle assolute piccolezze. Eppure ai quei tempi erano pur sempre in attività non solo Balzac ma abbastanza geni da riempire 50 volumi della Pleiade…
    Insomma, certi ’scandali’ interessano di più i non-lettori che noi lettori forti…

  • Profilo di luca v.

    luca v.

    08 mag 2008 - 19:20 - #4
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    Sasha hai perfettamente ragione. Nell”800 la carta stampata, unico mezzo di comunicazione degli editori, aveva un potere contrattuale tale per cui un articolo poteva decidere le sorti di un romanzo. Da qui le collusioni, ben più gravi, tra giornalismo ed editoria di cui parli. Ma nel sistema attuale, in cui al giornale si affiancano strumenti forse anche più potenti, mi sembra un dovere civile e culturale, prima di tutto, informare, criticare e denunciare le stesse collusioni indifferentemente da chi si voglia educare (siano essi ingenui lettori deboli pilotati dalla firma di turno, o preparatissimi lettori forti).
    Ciao

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