In difesa della chick lit

E' inevitabile. Ogni volta che si parla di un libro del filone chick lit c'è qualche maschio che storce il naso, nonostante la solita avvertenza che "la trama non fa il romanzo". Succede nella vita reale e anche sul nostro blog, prevedibilmente.

Anche io probabilmente, senza averli mai letti, di fronte alle trame assurde di questo genere di libri la penserei così. E allora? E allora penso che il successo della chick lit non sia nonostante questo imputabile alla scarsa levatura intellettuale delle sue lettrici.

La domanda diventa invece: come è possibile che riusciamo a immedesimarci nelle situazioni "estreme" e apparentemente inverosimili che capitano alle protagoniste (tipo fare sesso con il tuo ex in lacrime al funerale di suo padre e rimanere incinta)?.

Risposta a) Ma in fondo, noi lettrici di questi libri non sono già abituate ad ascoltare i racconti delle amiche su situazioni famigliari e/o sentimentali che a noi non sono mai capitate ma in cui, in un attimo, siamo pronte a immedesimarci, dando consigli esattamente come se stessero capitando a noi?

Risposta b) Tutte le donne, nel loro piccolo, sono abituate a fronteggiare quotidianamente situazioni complesse per cui cercano soluzioni altrettanto complicate (che a un uomo, diciamoci la verità, non verrebbero mai in mente) che però alla fine sembrano funzionare, guarda caso.

E quindi, per una volta, è bello pensare che:

1)i nostri problemi siano in fondo delle cose risolvibilissime e che,
2) anche se ci capitassero delle complicazioni ancora più gravi di quelli che fronteggiamo tutti i giorni, potremmo cavarcela, in qualche modo. Proprio come se la cavano le protagoniste dei nostri romanzi preferiti.

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