Silenzi vietati, di Francesco Ceccamea

pubblicato: venerdì 25 aprile 2008 da Giammarco Raponi in: blog&web scrittori recensioni opinioni narrativa italiana

Questa volta la novità non arriva da New York o Londra o Parigi, no, questa volta arriva da Vetralla, provincia di Viterbo. Lui si chiama Francesco Ceccamea, titolo del libro: Silenzi vietati, edito da Avagliano.

Il titolo fa il verso a uno dei testi di Massimo Onofri, Sensi vietati (Gaffi, 2006). E non è un caso, perché il libro di Ceccamea è un romanzo epistolare costituito da e-mail indirizzate proprio ad Onofri che, prima di diventare professore all’Università di Sassari e noto critico letterario, era suo docente alle superiori, all’Itc di Vetralla.

Innanzitutto, precisiamo che i protagonisti del romanzo sono persone in carne e ossa: madre, padre, sorella, nonni e alcuni personaggi del paese; così come lo è naturalmente Mssimo Onofri che assume una doppia funzione: di lettore ideale e destinatario reale.

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Al centro del libro, però, c’è soprattutto lui, Francesco che rimane piuttosto deluso da un corso di scrittura creativa e alla fine decide di non andarci più: «Ma chi se li fotte? Io non torno più a scuola». Ma è solo l’inizio di una lunga confessione che ha per oggetto la sua stessa vita: la famiglia, la detestata vita di provincia, e poi il suo disastroso rapporto con il sesso. Ebbene sì, Francesco ha ventotto anni e al suo unico tentativo con le donne ha pure fallito.

Decide, insieme alla famiglia, di andare a raccontare tutto ad uno psicologo che, diciamo così, non eccelle nella sua professione, e Francesco non si evita certo di farceli notare. In ogni caso, Francesco si sottopone alle sedute in cui vengono fuori gli altarini. Il Nostro, è chiaro, non ha avuto una vita sessuale particolarmente densa, ma sul piano della masturbazione riesce ad eccitarsi nei modi più strani: biciclette senza manubrio, per esempio, i vestiti e, soprattutto, i collant della madre che in questa funzione non hanno rivali.

Be’, in apparenza la soluzione sarebbe facile da attuare: basterebbe invitare a cena una qualsiasi ragazza, anche quella ragazza del bar in cui fa colazione tutte le mattine prima di andare a lavoro. Ma è complicato: lei è fidanzata da una vita, e poi a Francesco manca la giusta dose di fiducia in se stesso per fare una cosa del genere. L’unica cosa che riuscirà a fare, sarà regalarle La settimana enigmistica.

Lo psicologo lo costringerà per tutto il libro a immaginare come potrebbero andare le cose se lui, una volta tanto, si decidesse a invitarla a cena fuori. Ma la parte più interessante, più divertente, è la famiglia: un padre infermiere fissato con la caccia, una madre casalinga, con alle spalle un passato non proprio piacevole, fissata invece con Padre Pio, che la mattina si alza alle cinque per pregare e gli unici suoi viaggi li ha compiuti nei vari santuari sparsi per la penisola. E poi c’è una nonna arcigna e una sorella scapestrata cui non rivolge la parola dal 2006. Insomma, la famiglia della provincia italiana, con i suoi demoni e le sue debolezze, ma tutto sommato sempre presente.

Intorno a questo libro d’esordio, e la sua strutturazione, si sta creando un certo interesse: in un articolo su L’Unità (09/04/’08) Lidia Ravera lo ha definito un reality-book, lo stesso Massimo Onofri (La Stampa-Tuttolibri 19/04/’08), rispondendo al suo ex-allievo, definisce il libro come «il primo romanzo-reality show della narrativa italiana». Insomma, sta nascendo un caso editoriale intorno a Silenzi vietati, ma forse la definizione, a mio avviso, più giusta l’ha azzeccata Mario Baudino su La Stampa (27/03/’08) che lo definisce un romanzo di «sformazione».

La trovo calzante, perché nonostante Ceccamea usi un linguaggio divertente, corrosivo, tagliente ai limiti della crudeltà, c’è dietro un grido di disperazione che non riguarda solo il protagonista, ma purtroppo un’intera generazione, e in questo ha ragione la Ravera, che ha ormai smesso di aver fiducia nel futuro, che non ha più riferimenti culturali. Francesco, e la generazione cui appartiene, non vuole essere ingannato per l’ennesima volta, e non ha alcuna voglia di ingannare nessuno. Tantomeno se stesso.

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Commenti dei lettori

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  • polifemo

    25 apr 2008 - 12:13 - #1
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    libro banale di cui potevamo fare a meno…di casi letterari ne nascono uno ogni giorno..non mi stupisce..

  • UlisseNessuno

    03 mag 2008 - 10:48 - #2
    0 punti
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    Ah Polife’, te possino cecatte!
    ma te li sei fatti proprio tutti i posts su Ceccamea! Nun ce la fai proprio a statte zitto.
    dai che tanto lo sappiamo che sei sempre tu!
    ROSICONE!!!

  • Rigoletto

    04 mag 2008 - 12:24 - #3
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    Un libro straordinario. Una comicità disperata, una disperazione esilarante. Un esordio così non si leggeva da anni in Italia.

  • msts

    05 mag 2008 - 18:05 - #4
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    Scorrevole, fresco, nuovo.
    Check it out!!!

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