Victor Hugo e il poema sulla morte di Maometto

C'è una voce che sibila come un "sottile venticello" sulla tela digitale francofona. Si tratta di una delle "curiosità da complotto" con le quali ogni navigatore con una certa esperienza, ha imparato a fare i conti già da tempo. Insomma un rumor, una notizia, assolutamente non confermata, e difficilmente confermabile in ogni caso, secondo la quale Victor Hugo, il Vate della letteratura d'oltralpe che abbiamo già evocato molte volte, si sarebbe convertito all'Islam in tarda età. Un'informazione che ha alimentato molte polemiche e costruito scenari altamente inverosimili affondando le radici in un bel poema, poco conosciuto, e realmente composto da Hugo.

Parliamo de "La 9 de l'egire", lungo testo in versi dedicato alla morte del profeta Maometto, un'opera pubblicata nel 1858 che si inserisce ne "Le légende des Siècles", un vasto piano costruito sotto forma di raccolta poetica e destinato a descrivere i momenti chiave della storia dell'umanità, passando per la descrizione di molti personaggi storici e di figure carismatiche del passato.

Un bell'insieme di versi da leggere ed apprezzare in sé, al di là delle derivazioni della cosiddetta "rumeur Cousteau", insieme di congetture che consiste nel ricondurre di volta in volta alla religione mussulmana, personaggi celebri come Rimbaud, Goethe oppure Napoleone, che si sarebbero uniti all'Islam e il cui statuto religioso sarebbe poi stato, dopo la loro morte, occultato dagli annali della storia ufficiale, rispolverando la dedica che lo stesso Hugo, allora in esilio, fece alla Francia il 28 settembre 1859, in occasione dell'apparizione a Bruxelles della prima serie in due volumi:

Livre, qu'un vent t'emporte
En France, où je suis né!
L'arbre déraciné
Donne sa feuille morte.
(Oh libro, che il vento ti porti
fino in Francia, dove sono nato!
L'albero sradicato
dona la sua foglia morta.)

Via | blog.mondediplo.net

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