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Perchè leggere Chiedi alla polvere, di John Fante

Pubblicato: 08 apr 2008 da sara

Immagina di avere 80 centesimi in tasca. Di avere alle spalle una famiglia numerosa, tanti fratelli, una madre buona e un padre che si spende i soldi che guadagna andandosene in giro con gli amici.

Immagina di avere chiesto dei risparmi ai tuoi e di esserteli spesi tutti per l’affitto dell’ultimo mese. Nell’ultima settimana, ti sei nutrito solo di arance e ormai hai lo stomaco rovinato dagli acidi. Hai vent’anni, o giù di lì, e solo quegli ultimi 80 centesimi in tasca.

Il tuo sogno è scrivere. Ma da giorni scrivi cose brutte, inutili, che ti distrai già a metà pagina. E inizia salirti addosso la disperazione, come un’acqua invadente che pian piano ti sta arrivando al naso. Immagina, a quel punto, di voler usare quegli ultimi 80 centesimi per una colazione al bar di sotto.

E che durante la colazione conosci una ragazza favolosa, che ti rapisce con il suo sguardo, il suo corpo, e la sua storia. E ti salva la vita. Tu dimentichi i tuoi guai, ti innamori, certo, e a un certo punto ti trovi immerso nella sua, di vita.

E’ strano che siano riusciti a trasformare “Chiedi alla polvere” in un film, perchè nel libro, in sostanza, non c’è una vera e propria trama. C’è un ragazzo che non sa cosa sia la vita, e per questo non sa scrivere niente di vero. C’è una crisi, c’è la morte che ti viene a trovare. E ci sei tu, c’è lui, Arturo Bandini, che affronta il tutto non con gemiti e cupa depressione, ma con il coraggio doloroso dei suoi ventanni.

E’ un libro senza retorica, di vita vera, come scrive Bukowski nella bella recensione inserita nel testo di Marcos Y Marcos (ormai esaurito, purtroppo). Forse è meglio iniziare a leggere gli altri libri, fantastici, della saga della mitica famiglia italoamericana dei Bandini. Forse questo aiuta a non vedere in Chiedi alla polvere una inutile storia che non si sa bene a cosa miri.

Forse aiuta, infatti, a provare più simpatia per il personaggio che parla in prima persona nella storia, quello scalcagnato del Bandini, sempre in lotta con un mondo che non riconosce la sua “eccezionalità” solo perchè ha un padre ubriacone e una madre morbosamente prona alla religione, oltre che un gruppo di fratelli mocciosi sempre intorno.

Forse. Ma anche leggerlo prima di leggere tutto il resto non guasta, soprattutto se sei proprio in quello strano periodo della vita intorno ai ventanni. Un libro che, però ti stupisce anche per la modernità della scrittura. Che sembra stia parlando proprio a te, che sia nella stanza dove sei tu. Una scrittura semplice, alla Sandro Veronesi, se posso osare un paragone. Niente di meno costruito, insomma.

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • LoSquinternato

    08 apr 2008 - 10:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    Di Fante andrebbe letto tutto.
    Personalmente,preferisco la saga della famiglia di Henry Molise,piuttosto che quella di Arturo Bandini.
    “A ovest di Roma” è il suo capolavoro,a mio modesto parere.

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