Intervista a tutto campo sul noir, vero e letterario, con Gabriele Ferraresi

Gabriele Ferraresi, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, è uno dei "nostri". Sì, il giovane autore del libro-intervista-inchiesta "Il testimone", è uno dei perni della Blogo e coordina le attività nere su Crimeblog. Non potevamo, quindi, farci scappare l'occasione di fare due chiacchiere con lui sull'editoria noir...

Gabriele, un libro intervista su un caso "noir" tutto italiano. Sappiamo come nasce il libro, ma devi dirci, veramente, il perché nasce.
"Perché mi piacciono le storie che gli altri si dimenticano. All'atto pratico, è nato tutto da una lettera arrivata a Cronaca Vera, settimanale in bianco e nero - più che un periodico, un aleph verista di vicende ai confini della realtà - che mi garantisce dai giorni successivi alla laurea l'accesso ai negozi di beni alimentari. L'idea è partita dallo stesso Mario Nero, che temeva di essere dimenticato: per come la vedo, a ragione. Se n'è parlato con l'editore, che ha apprezzato; e siamo partiti. Anche perché nella vicenda rientravano personaggi che nel corso degli anni avrebbero infilato destini incredibili: uno su tutti, Gianrico Carofiglio, il pm che nel 1992 aveva istruito il processo in cui testimoniò lo stesso Mario Nero".

Siamo in un periodo editoriale (gli ultimi 4/5 anni) in cui noir, giallo e thriller la fanno da padroni sugli scaffali delle librerie. Secondo te, che con la cronaca nera ci lavori, perché il sangue ed il delitto attirano tanto?
"Pulsioni primarie. Sesso e morte funzionano e funzioneranno sempre: pensa semplicemente ai mosaici di Pompei. Un altro aspetto è che generalmente i fatti di cronaca nera (e di cronaca rosa) sono i più semplici da capire: non c'è bisogno di una massa critica di informazione affinché tu li comprenda. Essendo primari, colpendo persone come te, in case potenzialmente identiche a quella in cui vivi tu, in vite non troppo dissimili dalla tua o di qualcuno che conosci, hai un'identificazione immediata. Non è lo stesso se si parla di legge elettorale piuttosto che di energia fotovoltaica; in questi casi serve che tu abbia tutta una serie di sovrastrutture per comprenderli, ovvero sapere che cos'era il mattarellum, il proporzionale, il maggioritario, e via dicendo. Credo che sia un discorso valido nel mondo dell'informazione come in quello dell'editoria: prova a leggere "Lo scambio simbolico e la morte" di Baudrillard o "La gita a Tindari" di Camilleri, poi ne riparliamo! L'esplosione della nicchia un tempo disprezzata del thriller e del giallo è un fenomeno pompato ad arte dalla case editrici, che per me avrà vita breve, un pò come l'horror negli anni ottanta - penso a Clive Barker e Dean Koontz per esempio - autori oggi pressoché dimenticati, o molto meno "in" di un tempo. Vedremo come va finire".

Però, i migliori scrittori di noir sono quelli che vivono direttamente il nero (come magistrati, come giornalisti).
"Vero, anche se con risultati alterni: non sempre far parte di un certo milieu garantisce la qualità di un'opera. Anzi: credo che in molti casi garantisca principalmente un lavoro mostruoso agli sfortunati editor che si trovano tra le mani bozze illeggibili. E' uno dei problemi conseguenti a ciò di cui si parlava nella seconda domanda, ovvero l'esplosione del genere noir-con-commissario-e-intrigo-assortito. Certo, magistrati, avvocati, secondini, hanno esperienze che nessuno di noi avrà mai, svolgendo una professione diversa. Ma il problema è: sanno raccontarle? A volte si, a volte no. Per i giornalisti credo sia un pò diverso: la nera è sempre andata, per poi, come dicevano prima, deflagrare negli ultimi anni. A rileggere le corrispondenze che scriveva Giusi Fasano del Corriere dopo la strage di Erba siamo in piena letteratura, non c'è niente, o quasi, di giornalistico. Però che bello. E' roba che ti fermi a leggere, e questa è la cosa più importante".

La realtà supera la fantasia. E dà pure più frutti. Che genere di feedback sta ricevendo il tuo libro?
"La realtà supera da sempre la fantasia; un mio amico diceva di avere smesso di leggere romanzi perché aveva una vita molto più interessante. Sono perfettamente d'accordo con lui, anche se non ho smesso di leggere romanzi. Probabilmente perché non ho una vita interessante".

Parliamo della tua nuova esperienza sul web, con un blog a noi vicino, Crimeblog. Il crimine minuto per minuto, insomma.
"Un'esperienza in un mondo lontanissimo da quello in cui agivo: trovarsi ogni giorno a dover raccontare qualcosa fa uno strano effetto. Siamo una bella squadra; andrebbero nominati uno per uno, i nostri collaboratori. Bravi, disponibili, pronti ad accettare critiche; faremo un buon lavoro, non ho dubbi. Per ora cerchiamo di migliorarci pian piano, come si dice in giapponese? Kaizen? E vediamo come vanno le cose".

Ultima domanda, provocatoria. Storie vere di crimini che diventano film/serial tv/libri non invogliano all'emulazione? D'altronde, i 5 minuti di successo fanno gola a tutti, anche a costo di dover passare i restanti 50 anni rinchiusi... I media e l'informazione stanno creando dei mostri?
"Non penso, tieni conto che tutti abbiamo un poliziotto "nella testa" come diceva Althusser, è lui che ci impedisce di fare certe cose. Proprio per questo Althusser suggeriva di sparargli. Più che l'emulazione, mi lascia un pò perplesso il fascino che esercitano fatti tutto sommato ininfluenti; per capirci, se X ammazza decapitando Y, è una tragedia orribile, ma cosa cambia alla collettività? Nulla. E' molto più importante la riforma delle pensioni: ma è noiosa da seguire, quindi meglio staccare il cervello e scoprire che lama ha usato X, dove è stato ritrovato Y, quanto piangono i suoi parenti, e così via.
I cinque minuti di successo fanno gola a tutti, certo, anche perchè è davvero semplice conquistarseli; gli ultimi vent'anni di televisione sono stati devastanti a riguardo, e hanno portato l'idea che il pubblico che possa diventare protagonista, solamente in quanto pubblico. Non parliamo poi da quando sono arrivati i blog, e negli ultimi tempi i social network. Ma stiamo sulla televisione: pensa a trasmissioni come "I Fatti Vostri", piuttosto che "l'Italia sul 2", o magari "Lucignolo": i mostri sono già tra di noi, non c'è bisogno di crearli".

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