Il bambino che non sapeva mentire, di M.J. Hiland

Ecco un altro bel libro ambientato in Irlanda, che si legge quasi d'un fiato. Cupo, a tratti, racconta una storia interamente dal punto di vista di un bambino di 11 anni. I suoi silenzi e le sue domande dirette, incalzanti, fanno paura ai suoi stessi genitori. Soprattutto, inizia a disturbarli la sua mania di "fissare" le persone a cui vuol bene.

E allora, il loro disagio si manifesta in freddezze improvvise nei suoi confronti, nel fargli notare, quasi fosse una colpa, l'altezza abnorme (già un metro e 77). Pochissima la sua voglia di crescere, tanta ancora la voglia di abbracciare la mamma e di dormire cullato dal suo calore. Ma non è più tempo di farlo, e crescere diventa un trauma incomprensibile.

Gli adulti diventano un mondo ambivalente, da scrutare armandosi delle proprie capacità "eccezionali". E il ragazzino, John Egan, ne sviluppa una davvero particolare: saper riconoscere quando un adulto dice una bugia. La sua capacità, spera, gli frutterà il guinness dei primati come "macchina umana della verità". Ma, in prima istanza, manderà quasi a monte il matrimonio dei suoi.

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