Ebook: Il Calisutra di Franco Califano /4

Quarta puntata del mitico Calisutra di Franco Califano (che potete acquistare in forma completa e cartacea nell'edizione dell'editore Castelvecchi). A questo punto l'autobiografia del Maestro giunge a un'improvvisa svolta: il matrimonio. È una vicenda che in pochi conoscevano prima di questo libro. La lettura è sconsigliata al pubblico minorenne.

Il matrimonio

Non ci crederete, ma è proprio così: sono stato sposato. Ero molto giovane e credetemi, non sapevo cosa stavo facendo.

Le cose andarono pressappoco in questo modo: c'era questa ragazza, molto carina, che aveva cinque anni più di me, e non vi dico altro.

Capitava che frequentassi parecchio casa sua, perché erano molto simpatici, mi ci trovavo bene e per un attimo mi era sembrato che la mia vita potesse essere questa. Non l'avessi mai fatto.

Il problema era che a me piaceva sempre fare tutto di fretta, senza ragionarci troppo sopra. Come vi ho detto mi sentivo molto più grande dell'età che avevo, e allora ne avevo solamente diciannove, era l'anno in cui morì mio padre, e anche per questo volevo diventare uomo subito, senza perdere tempo in cazzate.

E invece la cazzata la feci proprio grossa.

Ripensandoci mi sono sposato semplicemente perché volevo fare una festa, sul serio, è andata così. Purtroppo non ero né in grado, né abbastanza maturo per una cosa del genere, siamo arrivati a prendere questa decisione senza sapere né come né perché.

Adesso voglio essere sincero, senza perdere tempo in chiacchiere, fatemelo dire: aveva la macchina. Vi pare poco?

All'epoca una donna con la macchina era una rarità, una conquista assoluta, soprattutto per me che ero povero. Pensate che mi veniva a prendere al bar, di fronte agli amici, con quello che per me era il simbolo assoluto del successo.

Il matrimonio è durato solo sei mesi, e ho divorziato dopo cinque anni, perché allora la pratica era molto lenta. La storia è finita così, da un momento all'altro e senza troppe spiegazioni, quando sono andato via di casa. E questo fu un problema, perché all'epoca l'abbandono del tetto coniugale era un reato. Per fortuna lei non m'ha denunciato, è stata magnanima, ma tra lei e suo fratello hanno fatto veramente di tutto per cercarmi, perché io m'ero proprio dato!

Ora vi potrà sembrare cinico ma io l'ho sempre pensata allo stesso modo: quando ho visto che qualcosa nei miei rapporti non andava, me ne sono sempre andato. Perché trascinarsi? Oggi otto matrimoni su dieci sono portati avanti con l'ipocrisia, procedono per pigrizia, magari perché all'uomo non va di rimettere tutto in discussione: la casa, l'affido, trovarsi una ragazza nuova... e così aumentano le persone infelici.

D'altronde, come dicevo in una mia canzone, «L'amore muore e non somiglia a Gesù Cristo, che si stacca dalla Croce, torna in vita e tutto è a posto, perché sa resuscitare, cosa questa che l'amore non ha mai saputo fare».

Fotoromanzi

Una bella accelerata alla mia notorietà l'hanno data i fotoromanzi. Un genere molto in voga negli anni Sessanta, al quale ero approdato per svariati motivi: l'aspetto fisico, la mia disinvoltura e la fama che mi ero fatto sulla gloriosa piazza romana.

Il ruolo che mi veniva affidato più spesso, proprio pe' 'sta mia faccia da fijo de 'na mignotta, era quello del cosiddetto antagonista, del cattivo, insomma, di colui che era malvisto dai mariti perbene anche perché je se fregava le mogli!

Quello che dico sempre è che se da grande non avessi fatto il cantautore avrei fatto l'attore, mestiere per cui mi sono sentito sempre molto portato. Ero sfacciato, disinibito, ero già un personaggio con un suo seguito e un qualsiasi produttore avveduto con me ci si sarebbe potuto arricchire. Tant'è che dopo i primi anni di fotoromanzi il mio nome già cominciava a circolare nel mondo dello spettacolo.

Ecco: per me quelle pubblicazioni erano un possibile trampolino per il successo, anche perché se ne vendevano parecchie. Per buona parte erano fatte a Roma e avevano nomi tipo «Lancio», «Grand Hotel», «Sogno», ed erano fonte di un discreto introito e di un grande divertimento. In tutto ne avrò fatti centoventi.

Uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro erano, chiaramente, le donne. Dato che il tema dominante era l'amore, mi capitava di dover scattare diverse fotografie di baci appassionati, e una volta arrivati al dunque, alla mia partner gli mettevo sempre la lingua in bocca.

Non sapete come si incazzava il regista: diceva che si vedeva, che era volgare, che l'avrebbero censurato: ma secondo me era semplicemente geloso.

Le mie splendide colleghe erano anche le prime donne di nome con cui avevo avuto rapporti: si chiamavano Katiusha, Maria Antonietta (Manù) Tenore, Adriana Rame. Erano donne importanti, di spessore, e avevano occupato uno spazio rilevante nella mia vita sentimentale.

Ma il destino aveva riservato per me tutt'altro futuro. Come dicevo prima, non avevo smesso mai di scrivere, e la cosa mi riusciva bene. Questa mia attitudine l'aveva notata anche Edoardo Vianello, mio grande amico, all'epoca già famosissimo per aver fatto I Watussi e Abbronzatissima, che un giorno mi disse: «Perché non scrivi qualcosa per me?»

Fu l'inizio di una nuova vita.

Il seguito, martedì 25 marzo.

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