Ebook: Il Calisutra di Franco Califano /3

Come ogni martedì, ecco la terza puntata del Calisutra di Franco Califano (le puntate precedenti: 1 e 2). Il libro, edito da Castelvecchi e acquistabile in forma integrale a 10 euro in tutte le librerie, a questo punto fa una sorta di parentesi storica. Il Califfo si tuffa nella propria adolescenza per riportare alla memoria le esperienze nei casini della capitale, prima che la famosa legge Merlin li bandisse dal nostro paese. Segue poi una delle parti più divertenti dell'intero libre: l'escursione sessuale in quel di Parma. Il racconto - riservato soltanto a un pubblico adulto - è come al solito piccante e delizioso.

Il casino

Ripensandoci, i nostri politici una cazzata peggiore del casco obbligatorio l'hanno fatta: la legge Merlin, quella che impose la chiusura dei casini.

Era il '58, e fu veramente un funerale, almeno per me. Il fatto divertente è che quando avevo iniziato a frequentarli avevo appena diciassette anni, era il '55, e l'entrata mi sarebbe stata permessa solo l'anno successivo, al compimento dei diciotto. Allora falsificavo il mio documento con la scolorina, che era un'invenzione strepitosa, ed entravo. Non era difficile, ma ci voleva un po' di perizia (e tanta voglia).

I migliori bordelli, quelli che avevo iniziato a frequentare, erano in Via Rasella e in Via Mario de' Fiori, dietro al Tritone, e lì incontravo spesso e volentieri dei signori che conoscevo, e che si vergognavano parecchio perché si trattava di gente sposata.

Di ragazzi non se ne vedevano, e il motivo era semplice: mancavano i soldi. Io non ne avevo proprio, ma non me ne curavo più di tanto: mi sedevo nella sala d'aspetto e guardavo rapito le ragazze che salivano e scendevano dalle scale. Alcune erano veramente belle, arrivavano, parlavano con i loro clienti e se li portavano ai piani superiori, che invidia!

Il meccanismo era facile: anche io sarei potuto andare con loro, farmi la mia bella chiavata ed essere felice. Ma la questione era che all'uscita c'era la maitresse alla cassa che ti chiedeva di saldare: se scendevi quelle scale voleva dire che avevi scopato, e dovevi pagare.

Un bel giorno accadde l'imprevisto: una di queste ragazze cominciò a guardarmi insistentemente facendomi battute del tipo: «Ragazzino, come sei bello, perché non vieni su da noi?», io le risposi che non avevo i soldi e lei mi disse di non preoccuparmi, che in poche parole il dovuto me lo avrebbe dato lei.

Capito?

Pagato da una prostituta per fare sesso, da una persona che non fa altro tutto il giorno, rendetevi conto.

Era il Paradiso: una volta che si era sparsa la voce, avevo accesso libero e gratuito e mi divertivo come un matto con le mie nuove amiche. Per loro ero come una vacanza, me se magnavano.

Capivo che godevano sul serio, che non facevano finta, e con loro facevo qualsiasi cosa. Perfino il bacio in bocca, che le prostitute riservavano esclusivamente al loro uomo, qui mi era concesso. E non vi dico cosa succede quando una puttana si lascia andare, con la sua maestria e la sua esperienza. È assolutamente il massimo, come la passione travolgente di due veri amanti.

Andò avanti per un po', ogni tanto riuscivo anche a rimediare due lire per farle più contente. Finché non arrivò la signora Merlin, e l'incantesimo si spezzò.

Profumo di sesso nell'aria di Parma

Se qualcuno avesse voluto bloccarmi avrebbe dovuto farlo prima, adesso era troppo tardi: non si ferma un treno in corsa.

Con la maggiore età, una volta finita la scuola, sentivo di non avere più freni, intorno a me cominciavano a girare donne fiche e altolocate e il mio nome iniziava a risuonare nella capitale: erano le premesse di quella meravigliosa attività di playboy che da lì a poco avrebbe travolto la mia esistenza gettandomi nel giro della Dolce Vita, anche se il vortice da cui stavo per essere risucchiato non mi avrebbe mai impedito di coltivare in parallelo l'attività di scrittore.

Come se in un mondo aperto ad ogni esperienza, ad ogni conoscenza, mi fossi sempre ritagliato un angolo di intimità, dove coltivare i miei pensieri più profondi.

Resta il fatto che eravamo sempre fuori casa, in moto perpetuo, pronti a raccogliere tutto quello che la vita aveva da offrirci, ed era molto.

Erano arrivati gli anni del boom economico e l'Italia non voleva guardarsi indietro: un occhio era rivolto all'America, il massimo simbolo del successo, dove libertà era sinonimo di opportunità e i nostri sogni si potevano toccare con le mani, mentre l'altro occhio guardava al futuro, alla felicità che tutti si aspettavano. Anche perché, dopo troppa sofferenza, c'era anche un po' dovuto.

Gli unici momenti in cui, effettivamente, restavo in casa, erano quando convocaco. Molto semplice: agenda alla mano, scorrevo i diversi numeri delle ragazze di fuori che avevo conosciuto e alle quali avevo lasciato un buon ricordo e mi facevo un'idea delle possibili disponibilità. Chiamavo del tipo: «Cosa fai questo fine settimana?», e aspettavo che arrivassero.

Così venivano fuori certe chiuse che ancora me le ricordo: due, tre giorni a letto, senza quasi mangiare, a cibarsi solo di sesso, e con la voglia di darsi completamente senza essere disturbati. Tutto questo era dovuto anche alla mia pigrizia, alla mia scarsa voglia di viaggiare, anche se in realtà negli anni successivi qualche giretto l'avremmo fatto.

Mi ricordo una volta una strepitosa gita a Parma con alcuni amici.

Dovete sapere che il bello della provincia era che quando arrivavi ti vedevano un po' come un dono dal cielo: bello, abbronzato, vestito a meraviglia e col fascino di chi vive, di chi conosce il mondo.

Il segreto per conquistare quei posti era inserirsi bene, andare a qualche festa di quelle che contano, e cercare di capire chi era la donna più importante, quella insomma di cui tutto il paese parlava, che poteva essere la più bella oppure la più ricca o quella più smaliziata. A quel punto il gioco si faceva pesante, la donna andava corteggiata sfoggiando il meglio del repertorio.

Poi andava scopata cattivamente a mestiere, come non lo era mai stata in vita sua, e il più era fatto. In pratica succedeva questo: lei, chiacchierando con le amiche, cosa di cui potevate star certi, vi apriva involontariamente tutte le porte.

Un po' per curiosità, un po' per invidia e un po' per spirito di competizione, con una scopata ragionata ve ne facevate altre venti. Bastava tornare nella suite dell'albergo e aspettare: dopo qualche giorno avevamo la fila sotto la stanza e non avevamo che da scegliere. Era molto semplice, te le facevi tutte e poi sparivi.

Insomma, abbandonammo la città camminando come Giulio Cesare Augusto Trionfatore, su tappeti de fregna fino all'orizzonte, lasciando profumo di sesso nell'aria di Parma.

La quarta puntata, martedì 11 marzo.

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