Ebook: Il Calisutra di Franco Califano /2

Continua la pubblicazione a puntate del Calisutra di Franco Califano, edito da Castelvecchi. In questo secondo episodio (qui il primo), il Maestro d'amore prosegue nella ricostruzione della propria vicenda biografica, ma comincia anche a dare i primi consigli pratici di seduzione. È proprio in queste pagine che Califano racconta come è nato il mito eterno del Califfo. Si tratta quindi di una specie de... Er Califfo begins! La prossima puntata verrà pubblicata martedì 11 marzo. La lettura, come sempre, è consigliata solo a un pubblico adulto.

Io, per le strade di quartiere

La strada che dalla Cassia porta fin dentro Roma, costruita per i condottieri romani che dovevano riscuotere gli onori della vittoria, dà il nome al quartiere dove ho trascorso la mia adolescenza. E nessun nome è stato più azzeccato: Trionfale.

Si trattava di un quartiere popolare, a Ovest di Prati, che al contrario era molto più signorile. Noi eravamo praticamente la Prati povera. Lì, dove negli anni Settanta si sparavano tra comunisti e fasci e dove oggi fanno le migliori grattachecche della città, io facevo comitiva al bar con i miei nuovi amici.

Era l'inizio della mia seconda vita, e troppe altre ne avrei vissute.

Ero iscritto a Ragioneria, scuola serale Ludovico Ariosto, scelta che partiva dal presupposto che la mattina non mi sarei mai alzato, visto che la sera facevo già abbastanza tardi.

Comunque, contrariamente a quello che potreste pensare, a scuola me la cavavo. Chiaramente la matematica era un problema, ma in italiano andavo benissimo: mi piaceva molto scrivere, tirare fuori i miei pensieri. Scrivevo soprattutto poesie e lettere d'amore alle ragazzine dell'epoca (che ve lo dico a fa'), ma lo facevo specialmente per me stesso. Non avrei mai pensato che in futuro sarei stato ascoltato e applaudito da milioni di persone.

Oggi, purtroppo, l'abitudine alla scrittura so è completamente persa: le e-mail sono troppo fredde, vengono lette su uno schermo grigio, non portano con loro il sudore dell'innamorato, la pressione della penna e la fisicità dell'oggetto da conservare.

Per non parlare dei messaggini: quella sfilza di lettere insulse tipo tvtb tbvp bvtc, che considero la morte dell'amore. Il corteggiamento, di questi tempi, va ripensato fino in fondo, bisogna tirare fuori la fantasia, cercare di non essere mai banali: anche a me capita di scrivere sms, ma cerco d'essere il più originale possibile.

Messaggi tipo «Incontriamoci tra le mie lenzuola» oppure «Mi hai spettinato il cervello», tanto per dirvi gli ultimi che mi è capitato di spedire, possono rompere la monotonia e sciogliere il gelo della comunicazione elettronica di questi anni Duemila.

Ma anche nel rapporto faccia a faccia, evitate di dire frasi scontate tipo «Che begli occhi», oppure «Hai un fisico strepitoso», sono tutte cose che la vostra compagna, se è una bella figliola, avrà già sentito centinaia di volte, e voi farete una figura di merda.

Cari discepoli, date retta al Maestro, soffermatevi su un qualsiasi particolare, un qualcosa che lei non può aspettarsi. Per esempio, a una delle mie ultime donne ho detto: «Hai dei bellissimi polpacci, elegantissimi», e lei ha capito che non le stavo facendo un complimento tanto per farglielo, ma era una considerazione vera, pensata.

Un consiglio, quindi: cercate sempre di sorprendere la vostra compagna: è questa la differenza tra piacioni qualsiasi e playboy di categoria.

Ma torniamo ai tempi della scuola. Un altro motivo per cui riuscivo a sfangare la sufficienza, sebbene non facessi veramente un cazzo, era l'attenzione che dedicavo alle lezioni. Il discorso era semplice: visto che dovevo andare a scuola, e volevo finire in fretta, tanto valeva impegnarmi al massimo in classe e cercare di sfangare la promozione. Non potevo passare tutta la vita con le zampe sotto il banco: il mondo mi stava aspettando.

Lo dico senza modestia: da pischello ero bello come il sole! Avevo fatto già le mie esperienze, ero sfacciato, con le movenze da adulto e molto coraggioso. Insomma non mi fermava nessuno. Per darmi una bella struttura mi ero messo pure a fare boxe. Prima soltanto allenamenti e poi quattro, cinque incontri, quello che bastava per capire che, in realtà, dovevo cambiare sport: infatti ho preso un sacco di botte.

Il fatto è che lì c'era veramente gente disperata, disposta a tutto, che vedeva nel pugilato una forma di riscatto sociale. Invece io pensavo, come sempre, di risolvere tutto con la maestria, mentre lì dovevi menare, e pure forte.

Il mio sport favorito era comunque il pallone: giocavo con la Fortitudo, vicino casa, come mezzala, il ruolo che fu di Mazzola e di Capello, e che adesso viene stranamente chiamato «centrocampista laterale». Ero pure abbastanza bravino: mi allenavo in palestra ed ero competitivo, anche se il mio interesse principale era chiaramente un altro.

Se quel quartiere potesse parlare...

Il Califfo

All'epoca, era la metà degli anni Cinquanta, le ragazze non la davano facilmente. A me non interessava per forza la penetrazione fine a se stessa, mi piaceva molto anche giocare. La cosa buona è che non c'erano tutte le paure che ci sono adesso: insomma se volevamo rincorrere qualche pischella per toccarle il culo, questa non andava subito a gridare alla violenza, si divertiva pure lei.

Poi magari capitava che riuscivi a scappare per un'ora, durante il pomeriggio, e andarti a fare una bella pomiciata sotto Monte Mario. Non sapete quante me ne sono fatte, fra i prati dove adesso hanno costruito il Tribunale. Li ho seminati quei campi.

Furono quelli gli anni in cui diventai «il Califfo», proprio perché tutte le donne ce le avevo io.

Ero una macchina: potevo fidanzarmi anche con quattro o cinque alla volta, e senza farmi scoprire. Il gioco funzionava così: c'era la fidanzata ufficiale che ovviamente non sapeva un cazzo delle altre, e le tre amanti che sapevano solo della ragazza ufficiale, così se ne stavano tutte con la bocca chiusa.

Chiaramente il motivo di tanto silenzio è anche un altro: di solito la ragazza più facile da scopare è la migliore amica della tua donna, oppure, se merita (e molte di loro hanno meritato) è addirittura sua sorella. E stando così le cose nessuna se la cantava.

Il tallone d'Achille delle donne, e io l'ho sempre detto, è il fatto che l'amicizia fra loro non esiste, perché è sempre competitiva. Il discorso è: «Magari per una scopata sola, però quello glielo rubo un attimo», tanto per marcare il territorio. Meglio così...

Un'altra fonte di grandi piaceri è stata ovviamente la scuola: a parte le insegnanti, che come si alzavano le gonne per accavallare le gambe rischiavano che gli saltassi addosso (visto che in quegli anni mi sarei fatto pure le bidelle), c'erano anche le compagne più grandi, abbastanza accessibili.

Il fatto era che nell'ambiente mi ero fatto una certa nomea, e alle ragazze che pensavano che potessi essere troppo giovane, le più sgamate rispondevano: «Ma quale ragazzino, quello te sfonna!», e allora tutte correvano a farsi servire.

Alcuni momenti irripetibili rimarranno tra i miei più bei ricordi, come le volte in cui affittavamo i tandem: le bici a due posti. Le cose andavano in questo modo: prendevamo il mezzo, mettevamo una bella coperta inequivocabile sulla canna e andavamo a prendere le ragazze. Poi ci buttavamo sui prati a farci gli affari nostri. Chiaramente la coperta era l'indizio sfacciato: non potevi mascherare le intenzioni.

Altra storia era con le motociclette: le ho sempre amate, ero pazzo di loro. Il massimo della bellezza l'uomo la raggiunge a cavallo della sua moto, coi capelli al vento, mentre sgasa. E infatti ho smesso di andarci quando hanno fatto il casco obbligatorio: la peggio cazzata degli ultimi anni. Ma scusa, in moto ce vai pe' fa' er fico, no? Ma se cor casco nun te vede nessuno che ce vai a fa'? Cor casco 'ndo vai...

Se invece vogliamo parlare di destinazioni, discorso importante, dopo i meravigliosi prati di Monte Mario, la nostra meta più ambita, quando faceva più caldo, era senza dubbio il mare: un concentrato di poesia, libertà e voglia di stare nudi.

Al mare è sempre più facile per tutti. Io andavo a Ostia, oppure a Fregene, che andavano di moda durante la Dolce Vita, e vi dico che quel tratto di mare ha visto le più grandi scopate.

Lo facevamo dappertutto: la sera al tramonto, sulla spiaggia, era talmente bello che non te ne fregava niente dei graffi. Oppure sugli scogli, con la tua donna attaccata alle rocce e tu che te la lavoravi da dietro e poi la infilavi dentro l'acqua. Era come passare un'estate nel Nirvana dei sensi.

A quei tempi ero giovanissimo, ma troppo più maturo e sgamato dei miei compagni, che non riuscivano a seguirmi in queste bravate. Quindi, mi dispiace dirlo, ma al momento giusto li dovevo scaricare, non erano all'altezza. Molti di loro avevano avuto una vita più serena, non avevano fatto le mie esperienze ed erano ancora parecchio impacciati, diciamolo: non c'era confronto.

Così dovevano accontentarsi del mio esempio e, ve lo assicuro, non era cosa da poco, anche perché capitava che per farsi una solenne scopata si doveva aggirare anche la Legge...

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