Ebook: Il Calisutra di Franco Califano /1

Sapete conquistare una donna? E in caso, sapete veramente fare sesso? Vabbé, anche a chi risponde di sì (bugiardi!) il Calisutra di Franco Califano - re dei playboy italiani - può dare dritte preziosissime.

Grazie alla casa editrice Castelvecchi, da oggi BooksBlog è lieta di pubblicare a puntate gran parte del manuale di sesso e di vita del mitico Califfo. Ogni martedì; gratis, ovviamente.

Nella prima parte del Calisutra, il Maestro Califano racconta le sue incredibili esperienze di vita e di amore. Nella seconda metà passa ai fatti, spiegando i segreti del sesso a 360 gradi, appresi in tanti decenni di onorata carriera. Un vero e proprio manuale d'amore, quindi, che BooksBlog vi regala in esclusiva. Cliccate su continua per cominciare a leggere e... imparare! (La lettura è consigliata ESCLUSIVAMENTE a un pubblico adulto).

Roma

Roma non se l'aspettava, non era pronta. La città che vedete oggi, una metropoli europea, scatenata nella rincorsa verso non si sa cosa, negli anni Quaranta era molto diversa, era più umana.

Millenni di storia erano stati presi a calci in culo da due guerre mondiali e la mia infanzia coincideva con la stanchezza, ma anche con la speranza e la voglia di riscatto di questo popolo meraviglioso.

Insomma, quando sono arrivato io, Roma non era ancora in grado di ritornare leggenda, di riproporsi come territorio di epiche conquiste e ribalta assoluta del saper vivere. Ma ci si abituò presto.

La mia famiglia era molto povera, direi disastrata: mia madre era una brava donna, avevo un padre eccezionale ma morì quando ero diciannovenne, episodio che mi distrusse la vita.

Avevo un fratello, scomparso anche lui, e una sorella, che mi sta ancora vicina anche se ci vediamo poco, perché è una persona riservata e le scoccia vedermi sempre i riflettori puntati addosso.

Io ero il più grande fra loro e dovetti sacrificarmi ad andare in collegio, tre anni lontano da tutti, prima ad Amalfi e poi a Roma. E il collegio mica è il college: si dormiva soltanto con un lenzuolo anche quando faceva freddo, e stavamo sempre scalzi, perché nun ce stava 'na lira e non avevamo manco le scarpe, e se mi guardo sotto i piedi adesso mi ritrovo ancora il callo di colui che ha sempre camminato scalzo. Anche se poi sarei arrivato lontano.

Durante la mia infanzia mi sono dovuto inventare uomo subito, di quegli anni non ho il ricordo nemmeno di un giocattolo, perché non ho avuto né il tempo né la voglia di mettermi a giocare. Dovevo crescere. In fretta.

La nave scuola

Da piccolo mi ritrovai già grande. Non volevo chiedere niente a nessuno e diedi inizio a quei passatempi, o meglio a quelle vocazioni, che i miei compagni avrebbero conosciuto molto tardi: le donne, il sesso, i sensi.

Mi ricordo, infatti, la gioia di rincorrere le bambine sulle scale per mettergli le mani sotto la gonna, e i primi giochi erotici in cui loro si tiravano fuori i capezzoli e a me toccava mettere in mostra la merce, già all'epoca assolutamente rispettabile.

Insomma, da subito faceva la sua comparsa l'ossessione di una vita.

Altre distrazioni erano il biliardino al bar con gli amici, e poco altro. Però, nonostante la povertà, si capiva che in qualche modo ce l'avremmo fatta: la gente si dava da fare, si inventava un mestiere al giorno e l'aria era frizzante.

La borgata però soffriva, vivere non era facile, e la nostra maestra era la strada. Per fortuna, poi, di maestre ne sono arrivate anche altre.

Avrò avuto nove, dieci anni quando feci l'incontro che doveva segnare profondamente la mia esistenza: la madre del mio compagno di studi. Meravigliosa.

La questione era che per me restava molto difficile studiare da solo: mi distraevo, uscivo, me rompevo li cojoni, così avevo trovato questo amichetto un po' secchione con cui, in teoria, avrei dovuto rigare dritto. Ma c'era un problema. E chiamalo problema!

Sua madre avrà avuto circa trentadue anni, era vedova ed era una persona che non si poteva dimenticare.

Pensate a Silvana Mangano, oppure a una di quelle attrici dei film neorealisti, con i capelli mori, un po' scapigliati e quei vestitini a fiori scuri leggerissimi, di quelle donne che praticamente sono nude da vestite: così era la madre del mio amico.

Questa signora, mentre studiavamo, si metteva alle spalle di suo figlio, in modo da non farsi vedere, poi mi guardava intensamente, molto intensamente, e schiudeva le gambe... era davvero il Paradiso.

La cotta andò avanti per un po' di giorni e il mio amichetto non capiva perché mentre studiavamo mi contorcevo e mi toccavo, finché un bel giorno la signora fece la pensata geniale di mandarlo a fare la spesa per rimanere sola con me. Figuratevi, io ero già cotto, erano giorni che non pensavo ad altro.

Lei mi prese e mi portò al suo petto e da quel giorno diedi inizio alla mia prima, vera e propria, relazione. La storia durò un anno, io ne avevo venti meno di lei, sembra strano dirlo ma era nato anche un bel sentimento. Facevo di tutto per stare con lei, mi capitava di fare sega a scuola e di passare tutta la mattinata nel suo letto.

Che dire, è stata veramente la mia grandissima maestra, e pensare che il figlio non si è mai accorto di niente. Che rincoglionito.

Vabbè che pure io ci stavo attentissimo, lo capivo che la cosa era strana, fuori dal comune, oggi si potrebbe addirittura parlare di reato penale, ma il fatto è che quando trovi uno così consenziente... Con lei facevo veramente di tutto, di tutto e di più.

La mia signora non si risparmiava sotto nessun aspetto, insegnandomi tutti i segreti del sesso. Grazie a lei a dodici anni mi ritrovavo già abilissimo. Sapevo come si eccita una donna, come la si prepara all'amore, come chiedere e come concedere. Insomma, buona parte delle cose che leggerete nel capitolo finale di questo libro le avevo già cominciate a capire. Pensate cosa ho potuto scatenare in futuro.

Era bella, carnosa, sensuale, e un'amante meravigliosa, purtroppo la storia finì perché stavamo cambiando casa per trasferirci al Trionfale, il quartiere della mia adolescenza, il luogo che mi ha fatto veramente diventare un uomo.

Coincidenza pazzesca fu il fatto che uno degli ultimi rapporti che ebbi con lei si concluse con la tanto attesa eiaculazione, e fu un trionfo! La mia bellissima signora mi prese con sé da bambino e mi restituì al mondo da adulto. E ora arrivava il bello.

Non ho l'età?

Il fatto è che in quel periodo, piacendomi molto l'idea di avere una donna tanto più grande, me ne andavo a cercare altre della sua età. Ero praticamente impazzito, mi capitava di andare in terrazza e di mettermi a guardare quelle che si chinavano e si allungavano per stendere i panni, e per me era un'emozione pazzesca.

Il sangue mi ribolliva nelle vene e sentivo che avrei fatto e sentivo che avrei fatto di tutto per poterle toccare. Così le seguivo in ascensore e mi ci strusciavo contro, accarezzavo i loro vestiti lunghi, larghi, e mi arrapavo come un lupo mannaro.

E poi, resti fra noi, molte di loro mi dicevano stupite frasi del tipo «Ma che fai?», altre facevano finta di niente, e altre invece si strusciavano bellamente, e se la godevano senza farsi problemi. Per non parlare delle donne da cui mi facevo vedere quando mi toccavo in finestra. Alcune se ne stavano fisse a guardarmi, e mica lo so che cosa facevano là sotto, con quelle belle manine.

Questa, in poche parole, è stata la mia infanzia. Un periodo duro, anni difficili, che ho cercato di affrontare con il coraggio di chi ha tutto da guadagnare e poco da perdere. Ero un mascalzone, un ragazzo di strada che stava facendo un corso accelerato di vita, che poteva solo guardare avanti e correre verso il futuro.

Davanti a me c'era un nuovo quartiere, un mondo che si apriva, e una vita in cui l'arte, l'amicizia e gli amori avrebbero riempito ogni minuto. Voglio raccontarvela, perché qualcosa resti, e perché forse dei consigli del Califfo qualcuno tra i miei lettori più giovani ricaverà un insegnamento, una dritta, una parola di conforto.

Continua martedì 4 marzo...

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