Spopola nelle sale, ma non fa entusiasmare troppo le ragazzine-fans, il film tratto dal romanzo di Federico Moccia, “Scusa ma ti chiamo amore”.
Parlando con le 18enni del 2008, quelle che hanno passato gli anni clou dell’adolescenza (16-17) attaccate alla speranza ed ai sogni che Moccia dava loro, scopro che quel grande amore per lo scrittore va via via scemando.
Cosa succede? Succede che le ragazzine di un tempo stanno diventando donne, preferiscono altri tipi di storie ed alla fin fine si rendono conto che quella fetta di umanità narrata da Moccia non è così speciale come un tempo avevano creduto. I tre metri sopra al cielo, sono diventati tre centimetri sottoterra, ovvero una piccola fossa scavata dalle speranze distrutte.
I sequel, a questo punto, non avranno vita lunga, perché non seguono più la vita ed i desideri veri dei lettori (cresciuti con i personaggi del libro).
Allora la domanda nasce spontanea: questo Moccia ha futuro? O dovrà reinventarsi nel giro di un anno?
A voi e soprattutto al mercato l’ardua sentenza.
chiarafattori
21 feb 2008 - 19:35 - #1E’ il destino della letteratura generazionale. Ai miei tempi c’era Brizzi, stessa sorte, mi sembra. Anche se la forbice del target di Moccia è ancora più stretta, quindi ancora più a rischio.
Comunque l’ultimo film, così a occhio e croce, mi sembra che sia piaciuto più alle trentenni che alle tredicenni… sarà per via di Raul Bova? ;)
Tyreal
21 feb 2008 - 21:01 - #2Tornerà a fare il suo mestiere: lo sceneggiatore televisivo. NON lo scrittore.