Il libretto è più che tascabile, è proprio bonsai, ma la storia è grande come l’attualità.
Sto parlando di “Il lavoro logora chi ce l’ha”, 46 pagine di ironia edito da Cento Autori, di Raffaello Ferrante.
Classe 69, nato a Bari ma residente a Fermo, l’autore, già su carta con Cosa diavolo gli aveva permesso solo Dio lo sa! (Aletti editore) e in Racconti sotto l’ombrellone (Giulio Perrone editore), vincitore del Premio letterario Interrete shorts, mette su carta la sua abilità di narratore “veloce” con un racconto che vale più di un romanzo.
La storia contemporanea dell’apertura delle prime Sale Bingo in Italia, compresa la prima, grande, favolosa, sognata, e soprattutto misteriosa sala Bingo Omero a Bari sud.
Il protagonista dopo aver superato diverse selezioni, si trova davanti all’ultimo ostacolo prima di diventare, finalmente, capo sala della struttura. Con lui altri poveri candidati, che devono contendersi il posto a suon di prove pratiche nell’ultima settimana prima dell’apertura.
Una storia sulla ricerca eterna di lavoro, in un contesto in cui aver preso una laurea non è certo un vantaggio ma quasi un disagio:
Mi fece accomodare. Si mise a leggere il mio curriculum.
“Perché sei laureato e vuoi lavorare al bingo?”
Eccola. La domanda da diecimila dollari.
Con un linguaggio scorrevole ed un stile moderno, Raffaello Ferrante butta giù una storia da leggere d’un fiato, e da cui uscirne con un sorriso, amaro e reale, sull’Italia di oggi, in cui ogni colloqui di lavoro è un logorio interno e le selezioni sono pressioni psicologiche al limite dell’accettabile. Ed allora, non è forse meglio la condizione del disoccupato? Ed allora, non è forse vero che “il lavoro logora chi ce l’ha”?
Promozione e bacio accademico per questo autore e la sua piccola storia.
Il lavoro logora chi ce l’ha
Ferrante Raffaello
Editore Cento Autori
€ 3,00 - 48 pagine
Anteprima del commento