Michael Gregorio, I giorni dell'espiazione

A tre anni dalla morte di Immanuel Kant, avvenuta il 12 febbraio 1804, la situazione in Prussia è profondamente cambiata. Alla fine, Napoleone ha invaso e si è impadronito del territorio prussiano. I francesi, naturalmente, hanno anche approfittato delle sue ricchezze per ripagarsi delle spese di guerra.

La situazione, insomma, è difficile per i prussiani che si trovano all’improvviso come sprofondati nella più nera miseria. L’aria è tesa, a dir poco, anche sul piano politico. Ma ci sono segni di ripresa: i prussiani sono un popolo tenace e fiero.

Hanno Stiffeniis ha ormai superato, o almeno così crede, la traumatica indagine in cui era stato travolto proprio nelle ultime settimane di vita del grande filosofo, raccontata in Critica della ragion criminale. Il giovane magistrato, nonostante la situazione preoccupante e le limitate risorse economiche con cui è costretto a vivere, sembra aver trovato un certo equilibrio.

Fin quando viene travolto in una nuova indagine: sono stati ritrovati i cadaveri di tre bambini, in una cottage in mezzo al bosco. Questa volta però, data l’estrema delicatezza della situazione politica, non può certo indagare da solo. Sarà Serge Lavedrine, colonnello dell’esercito francese, ad affiancarlo nelle indagini. Ma non sarà l’unico. L’aiuto più utile gli arriverà da molto più vicino: sua moglie Helena.

Il caso risulta molto complesso. E straordinariamente attuale. Di fatto, anche se un thriller, I giorni dell’espiazione di Michael Gregorio (alias Michael Jacob e Daniela De Gregorio - Einaudi) è la fotografia di un preciso momento storico. L’ambientazione, le abitazioni, le caserme, le divise dei soldati, le abitudini, il cibo, tutto viene ricostruito accuratamente. E non solo le cose positive vengono riprese, ma anche le cattive abitudini, per così dire, e gli abomini.

Non a caso, in questa indagine vengono toccati vari temi drammatici, alcuni dei quali molto attuali, altri invece che ci trasciniamo dietro da secoli.

Li voglio soltanto accennare: i bambini-soldato, gli ebrei presi perennemente come capro espiatorio (il titolo, credo, proprio a questo si riferisce) e, infine, uno dei temi centrali del libro, l’amore che uccide. È un fatto ormai assodato e statisticamente rilevato: è molto più facile trovare la morte per mano delle persone che si hanno più vicine.

E in questo senso, ancora una volta Immanuel Kant, anche se morto tre anni prima, risulterà essere la chiave di volta per la risoluzione del caso.

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