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I RacCorti, un'antologia per chi ha fretta

Pubblicato: 06 feb 2008 da Manila Benedetto

I Rac-corti sono piccoli pezzetti di vita, attimi vissuti e incastonati nella pagina scritta, sono pensieri, parole, esperimenti ed esperienze. Sono racconti autoconclusivi, indipendenti gli uni dagli altri che non subiscono la prigionia di un tema o del genere, ma che rispecchiano una linea editoriale aperta alle innovazioni e alle contaminazioni. Sono come tanti piccoli antipasti di lettura da poter gustare durante una pausa caffè, durante la ricreazione, in un viaggio in metro o nell’interminabile attesa degli autobus cittadini. I Rac-corti possono essere letti in una manciata di secondi, durano il tempo di uno spot o di un convulso zapping alla ricerca di qualcosa di buono in Tv.

Così il curatore della raccolta, Andrea Careri, parla di questa nuova antologia, nata sotto il marchio editoriale LAB della Giulio Perrone editore, nelle librerie dalla fine di gennaio. Un’antologia dedicata a chi ha fretta e pu leggere nelle pause, ma anche una sfida per gli autori (praticamente tutti giovanissimi) nel cimentarsi nella narrazione concisa ma concreta.
Per l’antologia esiste uno spazio su myspace dove trovare tutte le informazioni, appuntamenti per le presentazioni e contatti con gli autori.
Di particolare, a roposito del volume, c’è che i narratori che hanno dato il loro contributo sono stati “scovati” da Andrea Careri esclusivamente attraverso gli spazi di Myspace, ed è stato loro chiesto di provare questo esperimento di micro-narrazione.

Volete un esempio? Tra questi narratori ci sono anche io, e qui di seguito vi regalo il mio RacCorto.

Sbagliando s’impara

Pensava spesso al suo suicidio. Ed altrettanto spesso ci provava. Ma di solito sbagliava sempre qualcosa: una dose, un luogo, un’ora, la quantità di coraggio al momento decisivo. Ogni volta che ci pensava e ogni volta che ci provava, era solita mettere un sasso in un sacco decorato che le aveva regalato suo padre, e lo conservava in un angolo della stanza. Quel sacco rappresentava il senso della sua vita. Quella che si era concessa.
Tentava il suicidio ogni dieci giorni. Tre volte in un mese. Trentasei volte l’anno. Da ormai sei anni. Aveva sbagliato duecentoquindici volte.
Quella sera i sassi sarebbero diventati duecentosedici. Un sacco pieno. Stracolmo. Tanto pieno che non ci sarebbe entrato neanche un altro sasso, un altro tentativo. Un’altra possibilità, altri dieci giorni. Fu così che se ne rese conto. Di se stessa, della vita, dei suoi tentati suicidi, di quello che fino ad allora aveva ignorato. E capì cosa avrebbe dovuto fare.
Si mise la giacca, varcò la soglia portando con sé il sacco. Lo spinse lungo le scale. Poi lo trascinò lungo il vialetto, fin verso la scogliera, quella che ogni giorno guardava dalla finestra. Respirò l’aspro profumo del mare, e poi, sicura di sé, lo lanciò verso il fondo.
-Ho sempre sbagliato tutto – pensò ad alta voce - ma dagli errori s’impara.-
La sua voce sfumò mentre il peso del sacco la portava sul fondo degli abissi

Manila Benedetto

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Felice Muolo

    07 feb 2008 - 11:35 - #1
    -1 punto
    Up Down

    Te lo ripeto: smettila di scherzare col fuoco!

  • Daniela/Odelance

    12 giu 2008 - 19:37 - #2
    0 punti
    Up Down

    E’ bellissimo! I miei più vivi complimenti, era tanto che non leggevo qualcosa con così grande piacere.

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