La Spagna plurale di garn vìa

In un momento così complicato, sotto l’aspetto economico politico e sociale, come quello che il nostro paese sta attraversando, viene naturale confrontarsi con altre realtà. In questo senso la letteratura può esserci di aiuto.

Gran vìa è una giovane casa editrice, nasce nel 2006, e pubblica perlopiù narrativa spagnola. La Spagna è un paese che negli ultimi vent’anni è cambiato moltissimo, ha fatto molti passi in avanti sul piano sociale e ambientale. E ciò, oltre a costringerci al confronto, non può passare inosservata alla narrativa contemporanea, attenta a registrare minuziosamente le mutazioni di questo paese.

Emblematico, poi, è il fatto che una delle collane si chiami m30 «la tangenziale di Madrid, una strada che gira intorno al cuore della Spagna e da cui si dipartono le arterie che conducono ai quattro angoli del paese» che parla appunto quattro lingue: basco, galego, castigliano e catalano.

Ecco, in questa collana è inserito un libro molto rappresentativo: Non sono qui par farmi degli amici, di Jaime Miranda, che racconta, come specifica il sottotitolo, le disavventure di un consulente i.t. La società di consulenza informatica per cui lavora Bruno, peraltro inutilmente laureato in Storia, fornisce software che gestisce svariati mezzi di comunicazione: telefono, videoconferenze eccetera.

Le cose si complicano quando il suo capo Antón Goliardo si intestardisce su un grosso lavoro per una banca, vuole concludere a tutti i costi. È l’occasione giusta per Bruno di raccontarci delle assurdità nel mondo del lavoro legato al suo settore, costellato di personaggi stranissimi per via delle specializzazioni imposte dalle nuove esigenze di mercato.

Di primo acchito sembrerebbe di una noia mortale, per il tema scelto, eppure Jaime Miranda riesce a farci divertire e affezionare a questo personaggio che si ritrova a fare un lavoro di cui lui stesso sa poco o niente, anche se col tempo riesce in qualche modo a inserirsi e addirittura certe volte viene l’impressione che sia l’unico a capirci qualcosa.

Ma naturalmente non può durare per sempre, e di fatto sin dalla prima pagina sappiamo come va a finire: con Bruno che non è più un informatico, e il perché lo scopriremo presto, ma un «autista dilettante di carri funebri» e, indovinate un po’, il morto che sta trasportando è proprio il suo ex capo.

Scritto con un ritmo serrato, ben tradotto da Cecilia Bianchetti, il libro si legge d’un fiato. Jaime Miranda, poi, è molto attento a riprodurre il linguaggio specifico di quell'ambiente. Senza contare che è dotato di un senso dell’umorismo che rende un lavoro noioso, come quello dell’informatico, una specie di (tragicomica) epopea privata.

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