Gunnar Huttunen è un tipo alto e grosso, si vede che gode di buona salute. Si innamora di un mulino sulle rive del Kemijoki, ma è quasi completamente andato: è in disuso da una vita e i contadini lì intorno non credono ai loro occhi quando Gunnar lo rimette in moto.
Di Gunnar si sa poco e niente. Non si sa dove arrivi e cosa abbia fatto prima di stabilirsi in quel comune. La gente comincia a far domande. Gunnar però è gioviale con tutti, soprattutto con i ragazzini che si divertono a sentirlo fare le imitazioni di tutti gli animali del bosco. Ma quello che gli riesce meglio è il lupo. Di fatto, Gunnar ha questa pessima abitudine a ululare nei momenti di tristezza, di malinconia. Una vera rottura per i suoi concittadini.
I rapporti cominciano a incrinarsi. Anzi. Le sue cattive abitudini lo porteranno al manicomio, alla rovina e allo scontro con tutto il comune. E per quale motivo poi? Semplici, banali abitudini, d’accordo un pochino fuori dalla norma, ma pur sempre piccolezze. È che, certe volte, l’ipocrisia nasconde le cose veramente gravi e mette in risalto le piccolezze.
Proprio come nella parabola di Gunnar Huttunen, Il mugnaio urlante di Arto Paasilinna (Guanda, 2003). Un vero spasso questo libro, parodia divertente di una società che dietro il conformismo nasconde la sua vera natura ipocrita e opportunista.
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