Letteratura e salti mortali con Il sentimento della letteratura di Raffaele La Capria (Mondadori, 2002) si legge come un romanzo, come il diario, non solo di un grande scrittore e intellettuale, ma di un appassionato di letteratura.
La Capria, classe 1922, ha attraversato buona parte del Novecento, e questo libro è anche un modo per riflettere sull’itinerario lungo e spesso complicato della letteratura cui ha sempre partecipato attivamente. Insomma, una specie di bilancio che, ovvio, non è soltanto personale e non riguarda soltanto la sua esperienza, e aggiungerei le sue scelte, di scrittore. Non riguarda soltanto il passato ma butta un occhio al presente e, con la giusta cautela, anche al futuro.
La riflessione è molto ampia, abbraccia un lungo arco temporale, e spesso parte da molto lontano o da curiosità come la passeggiata di Rousseau o di Stendhal, dall’Ulisse di Joyce a Sandro Veronesi, passando per i libri “non riusciti” di Vittorini o di Gadda, per tacere poi della riflessione su Montale e della lunga amicizia con Goffredo Parise su cui si sofferma a parlare diffusamente dei suoi Sillabari.
E talvolta non si limita soltanto alla letteratura: quando afferma che Pinocchio è l’unico vero personaggio della letteratura italiana, elencando uno per uno i difetti e i pregi del burattino, ci sembra di riconoscere il prototipo dell’italiano medio: furbo, bugiardo e, a suo modo, un tipo divertente.
Questo libro, infine, si può leggere a più livelli, è un saggio narrativo scritto con leggerezza semplicità e al contempo complessità, in grado di comunicare anche coi più giovani e con coloro che non hanno alle spalle studi specifici. Semplicità, mi pare, sia la parola-chiave che troppo spesso viene messa da parte per favorire invece una complessità formale e strutturale che denota mancanza di contenuti.
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