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Come si diventa scrittori secondo Ken Follett

Pubblicato: 05 dic 2007 da dario

Il grande, celeberrimo, miliardario romanziere Ken Follett ha raccontato la strana avventura che lo portò a divenire uno scrittore.

“Ero al verde. La macchina mi si era rotta e per ripararla mi servivano 200 sterline, che nel 1978 erano una fortuna. Era appena nata mia figlia. Avevamo cambiato casa e ci eravamo accollati un bel muto. Così andai in banca a chiedere un prestito. Mi dissero di no. Cacchio, ero fritto.

“All’epoca lavoravo all’Evening News di Londra. La redazione era in fermento. Un collega aveva scritto un thriller e glielo avevano pubblicato. La cosa più bella è che aveva ricevuto 200 sterline per quel lavoro.

“Allora dissi a mia moglie, la mia prima moglie, ’so come procurarmi i soldi per la macchina. Scriverò un thriller’. Naturalmente la sua reazione fu ‘oh, davvero?’

“Ma fu esattamente ciò che feci, in qualche modo. Scrissi un thriller. E pure in fretta. Non era un granché. Ma fu pubblicato dallo stesso tizio che aveva stampato il libro del mio collega. Mi diede 200 sterline - e riparai la macchina.”

via Mail&Guardian Online

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • LordMax

    05 dic 2007 - 13:32 - #1
    0 punti
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    Già.
    Peccato che in Italia non ci sia speranza di farcela in questo modo.

  • Profilo di dm

    dm

    05 dic 2007 - 13:41 - #2
    1 punto
    Up Down

    Non sono d’accordo. Abbiamo una letteratura popolare (da edicola) anche in Italia, e le case editrici - se un romanzo è veramente valido - sono disposte a pubblicare e promuovere.

    Nell’editoria stampata c’è davvero libero mercato. Il nepotismo e le raccomandazioni funzionano (cioè convengono) poco.

  • Profilo di lisse

    lisse

    05 dic 2007 - 18:56 - #3
    0 punti
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    io ho letto come Licia Troisi ha pubblicato il suo libro: in modo davvero semplice e non macchinoso; secondo me una speranza c’è anche in Italia!

  • LordMax

    06 dic 2007 - 12:52 - #4
    0 punti
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    @dm
    Ma hai mai provato a farti pubblicare un libro?
    Io ho lavorato con DeAgostini e Mondadori… meglio la mafia

    @lisse
    Hai notato il cognome della Licia?
    Sicuro che non abbia nulla a che fare?

  • LordMax

    06 dic 2007 - 12:52 - #5
    0 punti
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    @dm
    Ma hai mai provato a farti pubblicare un libro?
    Io ho lavorato con DeAgostini e Mondadori… meglio la mafia

    @lisse
    Hai notato il cognome della Licia?
    Sicuro che non abbia nulla a che fare?

  • Profilo di dm

    dm

    06 dic 2007 - 14:24 - #6
    1 punto
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    @LordMax
    Lavoro alla Newton & Compton e vivo in Sicilia. Ti assicuro che la mafia è molto ma mooolto peggio :-)

  • Profilo di paolofederici

    paolofederici

    07 dic 2007 - 17:39 - #7
    1 punto
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    beh … io di libri ne ho pubblicati cinque, solo che fino ad oggi non ho recuperato nemmeno le spese.
    Eh, sì … perché pubblicare un libro è la cosa più facile del mondo: basta pagare!
    :-)
    L’ultimo? Grazie ad internet è’ “gratis” on line: se qualche editore ha voglia di acquistarne i diritti, basta dirmelo!
    Volete saperne di più?
    Ecco il link:
    www.paolofederici.it

  • libreria ledi

    10 dic 2007 - 16:27 - #8
    0 punti
    Up Down

    So per esperienza diretta che se si partecipa a concorsi letterari i finalisti hanno buone possibilità di vedere pubblicate le loro “fatiche”. Secondo me il problema non sta tanto nella pubblicazione quanto nella promozione che viene fatta al libro:si pensi al caso letterario di 3msc. Ho letto che fino a qualche tempo girava di mano in mano fotocopiato,poi i diritti li ha comprati una grande editore e ora lo trovi in bella vista in ogni dove garzie a una sapiente campagna pubblicitaria.
    Perchè non visitate anche il nostro blog di segnalazioni di novità editoriali: www.internationalbookseller.com/new ?

    A presto!

  • libreria ledi

    10 dic 2007 - 16:28 - #9
    0 punti
    Up Down

    So per esperienza diretta che se si partecipa a concorsi letterari i finalisti hanno buone possibilità di vedere pubblicate le loro “fatiche”. Secondo me il problema non sta tanto nella pubblicazione quanto nella promozione che viene fatta al libro:si pensi al caso letterario di 3msc. Ho letto che fino a qualche tempo girava di mano in mano fotocopiato,poi i diritti li ha comprati una grande editore e ora lo trovi in bella vista in ogni dove garzie a una sapiente campagna pubblicitaria.
    Perchè non visitate anche il nostro blog di segnalazioni di novità editoriali: www.internationalbookseller.com/new ?

    A presto!

  • Profilo di vladir

    vladir

    11 dic 2007 - 12:50 - #10
    0 punti
    Up Down

    Non si chiamerà forse mafia, ma un dato è certo: in Italia la poesia che conta è amministrata da dodici persone. Avete letto bene: dodici persone. Questo Consiglio di Dodici super esperti> esprime pareri personali sulle poesie da pubblicare e su quelle da non pubblicare.

  • Profilo di dm

    dm

    11 dic 2007 - 13:27 - #11
    1 punto
    Up Down

    Dài, fuori i nomi dei dodici apostoli!

  • bagredbusyal

    21 giu 2008 - 21:21 - #12
    0 punti
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    house pets sun green day we look sea cube red clean

  • redcanadawec

    08 lug 2008 - 05:51 - #13
    0 punti
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    sun key bag yes kitchen jhon

  • Calmail.it

    30 giu 2010 - 15:49 - #14
    0 punti
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    Partiamo dal fatto che probabilmente Ken Follett ci ha fornito una versione “romanzata” di come siano andate effettivamente le cose… c’è da rimarcare secondo me la profonda differenza che esiste tra il mercato editoriale americano e quello italiano.
    Se nel primo caso ci sono milioni di lettori affamati di novità sempre disponibili a recepire nuovi titoli anche nei generi più di nicchia, in Italia le cose si fanno sicuramente più complesse perché a milioni di aspiranti scrittori con un libro già pronto nel cassetto non corrispondono purtroppo altrettanti lettori.
    In linea di massima direi che casi come quello di Follett sono sicuramente possibili anche in Italia, ma qui gli autori emergenti devono scontrarsi contro quelle barriere culturali e pratiche tipiche del nostro mercato editoriale, e tutto ciò rende ben più ardua l’impresa.

  • maurizio centini

    31 gen 2011 - 19:03 - #15
    0 punti
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    Io non so dove vivano coloro che dicono che in Italia per un autore sconosciuto sia possibile pubblicare un’opera. A qualcuno capita, certo, o grazie a un grandissimo colpo di fortuna, o perché arriva all’editore tramite qualcun altro che in qualche modo è introdotto negli ambienti della casa editrice. A me hanno sempre detto di non inviare nulla perché i loro programmi editoriali erano già saturi, oppure di rivolgermi ad agenti letterari (che spillano soldi e non ti fanno approdare da nessuna parte). Insomma, gli editori italiani non fanno più da tempo gli editori, quindi aspettiamo il colpo di fortuna o cerchiamo altre strade. Ma mi chiedo: se tra i giovani, o anche meno giovani, vi fosse (e sicuramente da qualche parte c’è) un nuovo Pavese, un Hemingway, un Tolstoj, un Camus, come fanno ad accorgersene questi signori che si rifiutano di leggeretutto?

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