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L'Africa nel cuore di Vittore Accorsi: da una borgata romana allo Zaire

Pubblicato: 01 dic 2007 da sara

Africa L’Africa nel cuore. Si chiama così un libro (edito da “Il filo”) che potrebbe essere intitolato anche come “nel cuore dell’Africa”. Al centro della narrazione infatti c’è la storia, sicuramente fuori dal comune, di una giovane coppia romana che alla fine degli anni’70, a poco più di vent’anni, decide di catapultarsi dalla borgata dell’adolescenza direttamente in Zaire (8 ore di volo e sei lì). C’è Vittore, “con la linea dell’equatore stampata nel cervello, sempre pronto a immaginarsi a cavallo del mondo sotto il cielo africano”. E c’è Paola, che stringendo un orsacchiotto sale in volo con lui dicendogli semplicemente “verrò ovunque andrai”.

La storia di Vittore Accorsi è, innanzitutto, una storia di vita, di come lui – come gli ricorda il suo inserviente africano – sia diventato uomo nelle strade dello Zaire invece che in quelle della sua borgata dove ha visto morire decine di amici ancora con la siringa nelle vene. A vent’anni non hai preconcetti, sei forse ancora bambino, dice lui, con una “scatola nera” nel cuore tutta da riempire: è importante quello che tu o gli altri ci metti dentro, perché quello ti resterà dentro per tutta la vita. E la sua “scatola nera” l’autore ha avuto la fortuna grandissima di farla riempire dai paesaggi africani e dalle splendide persone incontrate laggiù.

In Zaire inizia per il protagonista, ventenne, una vita da piccolo imprenditore (”mister Yogurt”), da cambiavalute a tutto-fare per i “18 gradi”, (ovvero il personale diplomatico occidentale che passà in Zaire qualche anno rimanendo in pratica barricato in casa con il condizionatore a 18 gradi, appunto). Ma lui, che presto appunto aprirà una ditta di yogurt a prezzi onestissimi (nutre di più e non dà diarrea, a differenza del latte non pastorizzato) passerà tanto tempo con i locali, diventando per tutti, con soddisfazione, un “mundele nabiso” (un “bianco fra i neri”).

Vittore imparerà a dubitare di Dio, e poi lo ritroverà, grazie a un missionario dal volto di pietra e a una suora dolcissima. Lì sognerà di diventare “ricco sfondato” costruendo piroghe per gli indigeni, che gli daranno invece, rifiutando il progetto, una grandissima lezione di vita e di dignità. Vedrà un papa pellegrino tenuto lontano dagli inferni quotidiani di laggiù, vedrà bambini morire per una polmonite per la mancanza di un semplice antibiotico, farà un viaggio pericoloso solo per assistere alla liberazione di Mandela.

Esperienze fortissime, confuse e consumate in giorni di vita, di silenzi, di panorami divini, di incontri con splendidi uomini e donne, di traffici commerciali, di notti passate a ubriacarsi come un africano fra gli africani, e che avranno il risultato sperato: farlo diventare, come dice lui, “semplicemente un uomo libero, che sa percepire le grida di dolore che ci giungono da lontano”.

nb: l’autore è tornato a Roma dopo 16 anni di vita africana, per crescere in Italia con la moglie Paola le sue due bambine, arrivate nel frattempo: Daria e Alessandra.

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