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Ecce Comu, di Gianni Vattimo

Pubblicato: 29 nov 2007 da dario

Se un nuovo piccolo fratello di Gesù […] si stabilisce in una favela di Rio i poveri del luogo saranno solo uno di più; se invece il mio amico senator-ingegner-capitalista-liberal apre una piccola azienda nella medesima favela e dà un lavoro a qualche decina di disperati, loro forse sono più contenti.

Ecco uno dei dubbi che agitano il professor Gianni Vattimo nel suo “Ecce Comu - Come si ri-diventa ciò che si era” (Fazi Editore, 136 pagg.) Un altro, forse più pressante, è ‘come trovare una nuova via al comunismo che tenga conto dei problemi attuali’.

Scopo del libro è infatti quello di invocare, più che teorizzare, l’avvento di un marxismo moderno, una versione 2.0 che faccia i conti con la complessità e con la morte delle ideologie. Insomma una non-dottrina, un pensiero debole che però possa (e voglia fortissimamente) dirsi marxista. Perché? La risposta probabilmente sta tutta nella biografia dell’autore

“Ecce Comu” racconta l’esperienza politica personale e particolare di Gianni Vattimo, la sua “lunga marcia attraverso le opposizioni” ai governi Berlusconi. Una marcia difficilissima, fatta di contrasti con gli apparati di partito, di contraddizioni insopportabili, di opposizioni alle opposizioni e di inevitabili, ripetute fuoriuscite..

Ora sembra, molto francamente, che Vattimo cerchi disperato una collocazione politica rassicurante, una fede complementare al suo personale cattolicesimo che gli permetta ancora una volta di dirsi, come sempre, “catto-comunista”. Per questo lancia un grido angosciato: ‘ma perché non possiamo dirci comunisti?’

Solo perché sono crollati sia l’URSS che l’Eurocomunismo, il socialismo cinese è diventato una dittatura nazionalista, il PCI si è disintegrato e la sua parte maggiore è confluita in un partito democristiano?

Nulla di tutto ciò può essere d’ostacolo a quella che appare più un’operazione nostalgia che un progetto politico. Il pensiero debole, qualche esempio sudamericano, molta critica all’esistente, Marx. Questi gli ingredienti dell’interessante saggio, che - sollevando dubbi e domande - merita comunque una lettura.

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