Nicolas Eymerich, l’inquisitore, è come l’erpes. Prima o poi ritorna sempre. A un quinquennio dalla sua ultima disavventura, eccolo di nuovo in libreria ne “La luce di Orione” (Mondadori, 336 pagg), nono romanzo dedicato all’allucinante domenicano. L’autore, come sempre, è il grandissimo Valerio Evangelisti. BooksBlog l’ha intervistato.
“La luce di Orione”, come i grandi romanzi storici italiani, parla di un’infinità di cose. Persino del sesso degli angeli. Lei - personalmente - che idea s’è fatto sull’argomento?
Nessuna idea, il tema non mi interessa per nulla. Io riporto solo dibattiti tra teologi bizantini del XIV secolo.
“La luce di Orione” descrive anche future degenerazioni belliche.
Prima o poi i soldati finiscono, specie se una guerra si prolunga per 150 anni. Ecco perché, nel mio romanzo, da una parte si mettono in campo cadaveri, e dall’altra allucinazioni.
E non sarebbe un progresso per l’umanità mandare in guerra cadaveri e allucinazioni piuttosto che ragazzi della working class vivi e vegeti?
Allora diciamo che sarebbe meglio giocare coi soldatini oppure a Risiko. I miei cadaveri e le mie allucinazioni hanno per obiettivo la popolazione civile.
A proposito di cadaveri: Eymerich morirà. Ci ha già pensato?
Morirò prima io.
L’Inquisitore, accentratore di poteri per eccellenza, è una figura tipica della Chiesa Cattolica. Crede che oggi, in Italia, stiamo vivendo una fase in cui la Chiesa compensi i vuoti della politica?
No, per niente. Con tutte le critiche di ingerenza che si possono rivolgere alla Chiesa cattolica, di sicuro oggi non ha il potere terreno che aveva 700 e passa anni fa.
Cosa usa per scrivere, PC o Mac?
Uso un PC. Ormai, dopo tanti anni, faticherei a cambiare. Solo i miei primi due romanzi furono scritti a penna, e poi battuti a macchina.
Che software usa?
Windows Vista e Word 2007. E non è una scelta mia: il software era già installato sul PC.
C’è un consiglio che vuole tramandare ai tanti aspiranti scrittori che la ammirano?
Tutti i consigli che potrei dare sono scontati. Vorrei lanciare solo un avvertimento a cui l’aspirante scrittore di solito non pensa.
Prego.
Il problema vero non è il primo romanzo (da qualche parte prima o poi lo si fa uscire), ma il secondo.
eymerich73
27 nov 2007 - 15:28 - #1Onore e gloria a Valerio Evangelisti e all’Inquisitore da cui ho preso il nickname :))
allstudentda
23 feb 2008 - 00:30 - #2Street reminded took in a hollow