Terronian Festival: l'attenzione alla cultura per ribaltare i luoghi comuni

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Terroni vuole dire prendere coscienza delle condizioni di isolamento e di minorità a cui è stata relegata una parte del territorio e della popolazione italiana.

Così Pino Aprile (autore di Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali e di Giù al Sud. Perché i terroni salveranno l’Italia entrambi pubblicati da Piemme, rispettivamente nel 2010 e nel 2011) spiega sinteticamente il significato del Terronian Festival, un evento che ha riunito, con una buona dose di ironia, l’eccellenza della cultura e della vita meridionale, per fare il punto su una realtà tanto ricca e bella come quella del Sud.

E a margine di questo interessante Festival c’è da riportare un’affermazione di Pino Aprile che, al blog di Beppe Grillo, così parla dell’unità d’Italia:

Il problema non è se l’Italia debba essere unita, credo che non ci siano dubbi su questo, noi ci sentiamo tutti italiani, anche orgogliosi delle nostre stupende meravigliose differenze che ci arricchiscono, differenze di cultura, di lingue perché alcuni dialetti non sono dialetti, sono vere e proprie lingue che hanno prodotto una letteratura autonoma etc., ma tutto ciò non indebolisce in nulla, anzi rafforza il nostro essere italiani così diversi, così simili. Non si discute sul fatto che ci sia un’Italia, si discute sul fatto che non la si sia voluta fare perché la verità è questa, non è mai stata fatta, è stata unificata da nord a sud, tenendo il sud sotto schiaffo.

A volte iniziative culturali come quelle del Terronian Festival sono utili per (ri)mettere in moto il cervello, riflettere su quanto succede e non dare per scontato nulla: l’atarassia della mente è la morte della cultura.

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