Questa è la biografia di James Holman, personaggio noto come “il viaggiatore cieco” (nonché zoppo). Dopo un periodo di quasi notorietà alla metà dell’800, di quest’esploratore inglese s’è persa ormai memoria storica.
L’Encyclopædia Britannica l’ha addirittura depennato nel 1960 e mai più reinserito. Jason Roberts è il primo a ricostruirne la vicenda biografica completa. Dalle prime avventure in marina (tra la guerra anglo-francese e quella anglo-statunitense) alle malattie ossee e poi oftalmiche che lo resero cieco. Dall’uso del noctografo (lo strumento che gli permetteva di scrivere) agli studi universitari di medicina.
Dai viaggi in Francia e Italia a quello ben più arduo in Russia, dove venne anche fatto prigioniero. Dal grande sogno della circumnavigazione della terra alle spedizioni in Africa su mandato del Parlamento inglese, fino alla morte e alla scomparsa dalla memoria collettiva (salvo quella della comunità dei ciechi). Il tutto è ricostruito con dovizia di particolari e ampie citazioni delle opere di Holman e su Holman.
Al di là della vicenda storico-biografica, il libro solleva en passant il problema gnoseologico della conoscenza e quello della definizione del concetto di “esserci”.
Come si può conoscere un luogo senza vederlo? Quali sono le condizioni minime per cui si possa dire d’essere stati davvero in un posto? In definitiva, cos’è e a cosa serve la vista? Cos’è e a cosa serve il viaggio?
Senza nessuna pedanteria, enormi tematiche come queste balenano tra righe semplici in modo naturale, garbato e leggero. “A sense of the world” è un libro interessante, facile da leggere e pieno di ottime digressioni sui più vari argomenti. È la tipica lettura che aiuta a conversare con gli amici.
Tuttavia ci vuole una certa passione per sopportare le lunghe cronache marinaresche e di viaggio. Il lettore-tipo sembra essere il patito di biografie che sia contemporaneamente appassionato di romanzi d’avventura alla Salgari.
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