Cosa serve per imparare a scrivere? Ci sono degli errori tipici dei principianti che possono essere evitati? E come si fa a scoprire se si “ha la vocazione”? Le risposte a queste domande spesso gli scrittori in erba le cercano dentro i libri scritti da autori affermati, che hanno deciso di dedicare le loro riflessioni a questo argomento. Ecco qualche esempio.
” I racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni…il pensiero fuoriesce incontenibile del racconto – scriveva la bravissima Flannery O’Connor - Il principiante è tutto preso dai suoi pensieri ed emozioni anzichè dall’azione drammatica…”
Doris Lessing invece, lapidariamente, afferma che spesso i giovani dicono di voler fare gli scrittori quando sono ancora incerti su che cosa voler impegnarsi ad essere. Infine, una grande penna come Marguerite Duras (le ho scelte tutte donne, e allora?!) ha dato secondo me una bellissima definizione di quale sia il significato della scrittura.
“E’ l’ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire questo. E’ questo o niente. La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere.Se si sapesse qualcosa di quello che si scriverà, prima di farlo, prima di scrivere, non si scriverebbe. Sarebbe inutile.”
Scrittori o aspiranti tali, avete qualche “definizione” della scrittura che vi ripetete tipo mantra quando affrontate il vostro lavoro (che, come diceva Truman Capote, è un dono ma è anche una frusta con cui flaggellarsi quotidianamente?).
BarbaraGozzi
20 nov 2007 - 14:04 - #1Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall’auto-compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuer�
finché tu morirai o morirà in
te.
non c’è altro modo.
e non c’è mai stato.
(Charles Bukowski)
Mi sembra ci sia tutto, qui dentro. Nelle viscere.
Francesco84
21 nov 2007 - 11:07 - #2Secondo me scrivere è un’attitudine, una predisposizione, un orientamento. Un po’ come l’orientamento sessuale o il colore degli occhi o il modo in cui si macchina. E’ qualcosa che non si sceglie. E’ un’esigenza, una forza che si muove. Qualcosa che viene scelto prima.
Il Branzaus
25 nov 2007 - 13:39 - #3Scrivere è arte, e tutti quelli che vogliono ingabbiare l’arte dentro definizioni monolitiche non hanno capito niente. Vadano a fare i geometri (con rispetto per il mestiere) piuttosto che gli scrittori.