2003. Berlino. Alexanderplatz. Patrick e Sophie si incontrano in modo del tutto casuale. Non hanno molto in comune, nell’aria si sente quasi un certo imbarazzo, se non il fatto che anche i loro genitori si sono ritrovati dopo quasi trent’anni. Una volta si erano frequentati per un po’, ma niente di speciale.
Patrick e Sophie cosa ne sanno di questa storia? Patrick assolutamente nulla, mentre Sophie la conosce tutta, la storia, e non solo quella di sua madre ma anche il resto. Patrick conosce la storia di Trotter, Harding, Aderton e Chase? No? Be’, visto che sua madre gliel’ha raccontata, allora è il caso che Sophie la racconti a Patrick, anche se non sa esattamente come va a finire.
Così comincia La banda dei brocchi, di Jonathan Coe (Feltrinelli, 2002). Dopo le pagine iniziali veniamo subito scaraventati negli anni settanta, anni di intense lotte politiche e sindacali. Sono gli anni delle grandi rivoluzioni musicali e della moda, ma sono anche gli anni del terrorismo dell’Ira. Gli anni della grande illusione.
E il quartetto di protagonisti non può certo attraversarli rimanendo indenni. Li seguiremo mentre andranno in un’ottima scuola di Birmingham e si prepareranno ad affrontare il futuro, perchè sarà proprio quel liceo che permetterà loro di programmare una buona carriera professionale, a cui sono peraltro destinati. Al momento ciò che conta è il presente: la famiglia, la musica, gli amori, il giornale della scuola. Ma a segnare le loro vite, in modo più profondo e consapevolmente duraturo, saranno proprio gli eventi scaturiti da quegli anni.
Mdf
23 nov 2007 - 13:16 - #1Letto. Anzi, “vissuto”. Ho scoperto Coe per caso e me ne sono innamorato con La casa del sonno (che consiglio, unico nel suo genere).
La Banda dei Brocchi è un romanzo “totale”…
Spettacolare l’idea letteraria che Coe propone verso la fine. Non aggiungo altro per chi desiderasse leggere il libro…per chi lo ha già fatto, dico solo “da bere tutto d’un fiato” (e so che avete capito :-) )