Pericle il nero, di Giuseppe Ferrandino

Giuseppe Ferrandino è uno di quegli scrittori di cui si sa poco, e poco si fanno vedere in giro. Eppure il suo romanzo di esordio Pericle il nero (Adelphi, 1998 – per la verità già uscito per la Granata Press nel 1993) è stato un libro che ha avuto ottimi risultati in ter-mini di vendite. In Francia, per esempio, ha avuto un successo strepitoso.

Siamo a Napoli, e Pericle Scalzone lavora per Luigino Pizza «che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie», e dire lavoro è un tantino azzardato. È difficile chiarire il tipo di attività che Pericle svolge per Luigino, mettiamola così: «…io devo solo svergognare. Quando la persona è svergognata capisce e riga dritto…» questa la sostanza del suo mestiere, ma la pratica va ben al di là del semplice svergognare.

Insomma, Pericle non è certo uno stinco di santo, al contrario, è ben inserito nel tessuto criminale della città. E sta proprio qui il problema. Luigino lo utilizza spesso per i suoi scopi e, naturalmente, un giorno quel mondo che tanto gli ha dato in termini di rispettabilità, gli si rivolta contro con tutta la sua violenza.

Quel giorno gira male e Pericle, detto il nero, commette l’errore di prendersela con la persona sbagliata. È costretto quindi a scappare per mezza Italia e cercare rifugio. E solo chi conosce profondamente quel mondo sa come fuggirlo. E forse era pure ora di fuggirlo.

Pericle il nero
è un noir classico a tutti gli effetti, ma in questa struttura viene incastonato un piccolo gioiello linguistico, sì, perchè Giuseppe Ferrandino scrive questo libro in prima persona e lo fa utilizzando la lingua di Pericle. D’accordo, Pericle è uno che parla come mangia, ma non si tratta solo di riprodurre un linguaggio giovanile, che so, lo slang, tanto per dirne uno, no, qui è la musicalità di una lingua viva come quella napoletana a farla da padrone. Il ritmo e le cadenze proprie di una lingua ricca, barocca come quella che serpeggia nei vicoli di una Napoli che si sente viva, e non come fosse una cartolina, appunto, nel suo linguaggio.

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