Antonio Mercato, il vincitore della tenzone di Zam

Qualche tempo fa avevamo promosso l'iniziativa ed invitato tutti a partecipare alla tenzone letteraria di Zam.
La manifestazione, che è durata un mese, ha avuto un successone ed il vincitore è stato decretato: si chiama Antonio Mercato e la sua vittoria è legata all'aver avuto il coraggio di "osare".

"Chi osa vince. Una frase che si adatta perfettamente allo spirito della tenzone. Il vero cavaliere non ha paura dei giudici, non teme l'errore ortografico, non si lascia imprigionare dalla gabbia di schemi prefissati. Antonio Mercato, il cavaliere vincitore di questa prima edizione della tenzone e' fiero, sprezzante e dignitoso. Si e' piegato ai giudizi altrui e alle piu' feroci critiche senza spezzarsi. Ha ricevuto colpi bassi e affondi rabbiosi, ciononostante ha mantenuto la propria dignita', continuando a combattere a suon di parole, di metafore e baliose invettive.
La corte di zam si inchina al suo cospetto perche', a differenza di altri, non e' fuggito di fronte alle avversita'; ha continuato a menar fendenti fino allo stremo delle forze, senza mai abbandonare il campo e con profondo rispetto dell'avversario.
Dopo un mese di scontri diretti su quattro temi differenti la giuria di zam.it decreta vincitore della prima edizione il cavalier Tonio.
Un grazie alla giuria e a tutto il forum che ha seguito la tenzone con passione"

scrive Zam, e noi ci uniamo ai ringraziamenti ai lettori del forum ed ai complimenti ad Antonio.

Qui di seguito pubblichiamo i racconti con cui si è classificato primo il bravo Antonio, che sarà premiata con un omaggio di Booksblog (un plico di libri), sponsor della manifestazione.

Alla prossima sfida!

I racconti vincitori di Antonio Mercato:

Settimana 1
Tema: Tempesta

Maxigommone ipoequipaggiato che impenna e poi si schianta sulla folla di onde assassine. Una simpatica compagnia di ‘non’ turisti nordafricani appesi a una fune piccola piccola, che circonda tutto lo scafo come un cappio. Due contrabbandieri come equipaggio, armati di pistola e viltà.
“ Porca puttana, guarda che roba!” fa uno dei due all’altro indicando il cielo verso ovest che si rigonfia in una barba di piombo pronta a sputare fulmini e pioggia.
“Viene da questa parte”.
In un attimo tutto il paesaggio cambia come solo in mare può succedere e si trasforma in un incubo di carta stagnola.
Mustafà stringe la sua donna, aspetta un bambino. Basta guardare lo scafista virare e l’altro impugnare la pistola per capire cosa sta per succedere.
“ E’ il momento bastardi!” fa il diavolo più grande puntando l’arma a caso nel gregge di viaggiatori. Si ritrova tutti gli occhi disperati e impauriti addosso.
A quel punto uno dei disperati si alza, l’unico che conosce la lingua: “ Troppo lontano, troppa tempesta, noi morire”. Gli ritornano in faccia le parole sbattute dal vento insieme al mare che inizia a superare lo scafo con secchiate d’acqua fredda.
“Tutti voi morire se non buttare” urla il novello Caronte facendo esplodere due colpi di pistola che urlano più dei tuoni in cielo.
I primi traghettati cadono in mare annaspando e agitando le braccia.
Mustafà e consorte, odio e amore, rabbia e paura. Il giovane marocchino, aspirante lavavetri, lavapiatti, lavalarobadeglialtri, stringe un braccio dell’amata e con l’altro vuole afferrare il demone con la pistola. Ma quello si volta con l’inferno negli occhi e il mare tra i capelli. “ Negro” gli urla e un colpo di pistola parte dalla canna cerulea bucando Mustafà e sputandolo fuori bordo.
La giovane donna guarda atterrita il corpo che scompare nel buio delle onde, non fa in tempo a nascere una lacrima che un calcio la spinge in mezzo alla tempesta. In un primo istante riesce a distinguere il mare e il cielo basso e nero, lo può quasi toccare. Un istante dopo si ritrova in un vortice di gelo e schiuma.
Aspetta un miracolo.

Il santissimo ospite tramutò acqua insapore in un insuperabile chardonnet del ’56 con appagante applauso e delizia degli invitati.

Su di una spiaggia assolata ci sono undici sopravvissuti in fila, di profilo e una donna gravida con gli occhi grandi e tristi come il mare.

Settimana 2
Tema: Sapori del passato

C.T.R.
“ Tutti i ricordi sono bagnati di lacrime” Mr. West cercava disperatamente di ricordare dove aveva sentito quelle parole rassegnate e nostalgiche che conquistavano i suoi pensieri dalle prime luci dell’alba.
Il tragitto che lo portava dal C.T.R. (Centro Terapia dei Ricordi ) alla sua Sezione Natale risultò essere troppo breve e non riuscì a mettere insieme il percorso di idee suggeritogli dalla Guida del C.T.R. che lo accompagnava in questo viaggio a ritroso.
- “Cerchi di rilassarsi. Se si lascia influenzare dal tempo che passa l’ansia renderà la sua Ricerca impossibile”- disse la Guida stringendogli la mano.
- “ ecco…vede…è che non credo mi possa bastare un solo giorno. Io ho tante di quelle cose da ricordare, cose che ho fatto, persone che ho conosciuto. Temo che tutta la mia storia resti sepolta nella Sezione Natale per sempre” replicò Mr. West implorando con i suoi grandi occhi grigi la giovane donna.
- “ capisco il suo stato di agitazione, le sto solo chiedendo di rilassarsi. La sensazione di avere un passato eccessivamente ingombrante è comune a numerosi pazienti. Non abbia paura di aver perso la sua storia. Il suo passato non l’ha abbandonata….”
- “ …è che ho l’impressione che il mio tempo sia la cosa più preziosa che mi resti, forse l’unica cosa realmente preziosa…” disse ancora Mr. West con un tremito di panico molto sottile nella voce che tradiva l’aria distinta e sicura del suo completo scuro. La guida sorrise e si avvicinò fino a sfiorarlo con i seni. Poi con tono materno e rassicurante spiegò al suo cliente ancora una volta quello che stava succedendo:
- “ la cosa più difficile per i clienti come lei che si sottopongono al trattamento di Ricerca è ammettere che è impossibile raccogliere tutto il proprio passato e trarne un’immagine chiara e definita. L’epoca digitale ha fatto di noi dei consumatori ‘istantanei’: il desiderio si trasforma in azione grazie a delle semplici operazioni di registrazione e clonazione, tutto quello che ne nasce sono delle repliche perfette e immediate delle nostre piccole necessità. I nostri ricordi sono solo immagini? Realmente crediamo di poter appropriarci di un determinato istante registrandolo e magari replicandolo all’infinito? Per decenni le persone hanno creduto di poter appropriarsi del tempo che scorreva imperturbabile registrando il mondo, credendo di poter ‘intrappolarlo’ in qualche migliaio di Kbyte. Nel frattempo la vita ci scorreva tra le mani e tutto quello che restava erano delle copie perfette di quel mondo. Erano, però, solo delle copie, delle copie perfette ma pur sempre delle copie. Le sensazioni ‘originali’, quelle non venivano più vissute, non c’era tempo per loro, dovevamo registrare. In questo modo la nostra anima ha smesso di ricordare, come un muscolo che non viene più usato si è atrofizzato di generazione in generazione fino ad arrivare alla fine di questo secolo. Siamo una generazione senza memoria, il nostro presente è tutto ciò in cui crediamo. Eppure molti di noi iniziano ad avvertire la presenza di un passato, ne comprendono l’essenza e finiscono per divenire nostalgici di una vita che non ricordano. Il compito del C.T.R. è restituire ai nostri clienti quella vita. Pensi alla sua fortuna. Centinaia di persone vagano senza passato, tristi e angosciate, perché non possono permettersi un trattamento di Ricerca o perché sono convinte di non averne bisogno mentre lei tra poche ore inizierà ad avere dei ricordi. Durante la notte abbiamo elettro stimolato i centri nervosi destinati alla memoria nella sua testa e le abbiamo somministrato dei catalizzatori neuronali che la aiuteranno nel suo viaggio”

Il treno arrivò a destinazione con un ritardo di circa venti minuti. La stazione di Odeon City era brulicante di macchinisti, barboni, prostitute. Niente attirava l’attenzione di Mr. West. Aveva rivisto la stazione centinaia di volte in video ed ora ne distingueva solo l’odore rancido di metallo e rifiuti. Osservando meglio si accorse di riconoscere una scena. Una scena che aveva rivisto tante volte in televisione ma che ora dal vivo e grazie al trattamento farmacologico turbava la sua immaginazione: una coppia di persone, un uomo e una donna piuttosto anziani, erano di fronte ad un vagone semipieno scambiando sorrisi e raccomandazioni con un ragazzo al di là del finestrino del treno.
Mr.West osservò la delicatezza e la paura nello sguardo della donna che stava stretta in un cappotto di bassa fattura accanto a quegli che con tutta probabilità doveva essere suo marito e il padre del ragazzo in partenza. Era quello il suo primo ricordo, come in un viaggio di ritorno aveva iniziato il suo percorso dall’ultimo atto della sua esistenza nel suo luogo di nascita, la dipartita dalla Sezione Natale. Rivide negli occhi tristi e speranzosi dell’anziana donna lo sguardo di sua madre. Qualcosa di diverso da una semplice immagine gli ritornò alla mente e tutto il suo essere vibrò. Ricordò la sua partenza, la fatica per nascondere la paura di quel futuro incerto che i suoi genitori gli avevano lasciato. Ricordò la sensazione di sconfitta che aleggiava intorno alla stazione ferroviaria e la tristezza nelle parole sussurrate da suo padre al momento del carico dei bagagli:- "farai un figurone con questo completo!"- . Ricordò la madre che ricuciva pantaloni e giacche nella cucina semibuia e le domeniche passate dai suoi genitori nel tentativo di rivendere quei vestiti dimessi. L’odore di cavolo bollito nella casa piccola. Il soffitto che si rigonfiava per l’umidità. L’intonaco che cedeva. Ricordò il sapore delle gomme alla fragola che rubavano lui e il fratello maggiore all’emporio sotto la stazione e la paura di essere scoperti. Ricordò la prima volta che vide una donna nuda, il cuore che sembrava gli volesse volar via per l’eccitazione, l’odore di urina del bagno pubblico dove quella donna lavorava e faceva all’amore.
Un capogiro lo sorprese e dovette aggrapparsi ad una delle fontane che ad intervalli regolari costeggiavano i binari. La Guida lo prese sotto braccio :
- “piano..piano…non deve farsi del male in questo modo! Ci vuole pazienza, non si sforzi di ricordare tutto insieme…”-
- “io non vorrei, sono loro che ritornano, sono un fiume in piena…” rispose affannosamente Mr. West tamponando con un fazzoletto il sudore che brillava sulla sua fronte stretta e rugosa.
- “ certo, certo. Deve imparare a controllarli, non è più abituato ad avere ricordi”
E si incamminarono verso l’uscita della stazione confondendosi tra la folla di gente meno fortunata di loro, la gente senza passato.

Settimana 3
Tema: Paura

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Settimana 4
Tema: Tentazione

Metti che hai smesso di bere da circa sei mesi, i valori delle transaminasi sono quasi normali. Hai messo da parte anche un pò di soldi e tutti ti vogliono più bene.
A quel punto succede di avere una lampante e lucida visione di quello che sono diventati i tuoi giorni e c'è una certa probabilità di restarci male. Quella visione è il posto più orrendo dove avresti voluto vivere, un posto dove l'aria fredda ti avvolge come in una lacrima di ghiaccio. Provo a raggomitolarmi quando sono in quei posti senza trovare conforto.
Come camminare nudi alle cinque del mattino e le luci su Piazza Vittoria si sono spente da poco: le bottiglie vuote, rovesciate sull'erba sotto le panchine e sopra quelle panchine vecchi ubriaconi dimenticati, avvolti come salami in trapunte sporche e scucite.
Come quando sei in una cabina del telefono con quaranta centesimi che luccicano nei guanti di lana. Sei in quella cabina all'alba e ti vien voglia di sentire una voce qualsiasi, mentre cerchi il coraggio per mandar giù le monetine l'odore di ruggine sale su dalla pedana.
Come quando le strade non ti fanno più paura, allora sei veramente solo, quando le macchine passano e cerchi delle facce dietro quei parabrezza. In quei momenti sembra di essere nato da appena cinque minuti e di non esser mai stato niente.
Come si può stare lontani da una bottiglia di liquore quando ci si convince che sia l'ultimo giorno del pianeta?
Finalmente apre un bar: le bottiglie luccicanti, colorate, in fila al di là del bancone. Ora è il momento, prendi ora il siero della felicità prima che i normali ti vedano.
Mandare giù sorsate di alcool fino a sentire la lingua intorpidirsi, niente è così reale come bere, quel calore che scorre in tutte le membra è finalmente paradiso.
Sono le otto del mattino e potrei definirmi nuovamente alcolizzato, un autobus si ferma davanti e mi specchio nelle porte. Oltre il mio riflesso i volti paralizzati della folla come pesci in un acquario. Promettere ora di smettere sarebbe un voto senza religione. Meglio per il momento continuare a fissare il sole e far finta che sia un mandarino

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