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Pronti per Einaudi? Forse.

Pubblicato: 18 ott 2007 da Roberto

Pronti per EinaudiNonostante quanto stia scritto in quarta di copertina di Pronti per Einaudi, antologia curata da Maria Sole Abate per Coniglio Editore, la figura del curatore forse non ha bisogno di riabilitazioni: dovrebbe essere sufficiente il lavoro di selezione dei testi che arrivano a essere inclusi a garantire la qualità del suo lavoro. E questa è una prima premessa. Il secondo aspetto da sottolineare prima di passare a parlare dei racconti di Pronti per Einaudi è che l’idea di un’antologia in cui il criterio di selezione dei testi sia la libertà creativa, senza un filone, senza voler tastare il polso di una qualche situazione o corrente, è molto buona, sicuramente in grado di restituire voci e sguardi interessanti. La scelta del titolo, poi, è operazione un po’ commerciale e un po’ provocatoria (che non ha mancato di attirare i fulmini di Nico Orengo su TuttoLibri) che svolge appieno la sua funzione.

Ma veniamo agli autori e ai racconti. E’ la stessa curatrice (di professione ereditiera, come recita la sua biografia) a mettere le mani avanti: “non voglio sostenere che tutti i racconti di questa antologia siano di alto livello letterario”, ci dice, e a ragione. La varietà (di stili, argomenti, modalità narrative) è molto grande, come la premessa della libertà creativa ci lasciava immaginare, ma alla quantità di possibilità non corrisponde sempre altrettanta qualità. Ci sono episodi che lasciano perplessi, con una struttura narrativa debole o assente o che quando ce l’hanno giocano diversi elementi in superficie senza riuscire a costruire qualcosa di solido o limitandosi a girare intorno all’ego o a qualche suggestione interessante sparsa qua e là (Di Gregorio, Candida, Caterini, Borgonovo, Casagrande, Bergamini). Altri racconti funzionano decisamente meglio anche se per qualche ragione differente non convincono appieno, è il caso di Marco Missiroli e di Toni Fachini, molto buone le idee che forse però potevano essere giocate con più forza, oppure di De Simone, anche qui una buona idea che però viene smorzata da uno stile non altrettanto efficace. Interessanti gli interrogativi di Davide Bregola e disarmante il Rettilario di Davide Brullo, la cui densità di simboli e rimandi teologici e biblici lo rende ostico a chi non sa addentrarsi nella materia.

Ci sono poi episodi molto riusciti e che colpiscono per la qualità dell’invenzione narrativa e la capacità di osservazione, racconti che riescono ad allargare lo sguardo oltre la visione dell’autore e il suo universo di riferimenti per arrivare al lettore con qualcosa che sia più del semplice testo. E’ il caso di Al sapore di mandorla, di Yuri Leoncini le cui atmosfere siciliane ci sanno portare davvero altrove, oppure Papà ha cambiato televisore perché in quello vecchio c’era troppa pubblicità di Michele Vaccari, ingenuo (e ironico) sguardo bambino su un dramma familiare, e ancora Verde cambogiano di Massimo Gardella che ci narra di un viaggio che diventa ben altro, e bob di Flavia Piccinni che asciutto e in qualche modo sfacciato ci restituisce il vuoto della nostra società televisiva. Non male anche i testi di Lucia Burello (Porta a porta) e Claudio Marrucci (Le quattro parole dell’amore), che forse hanno qualcosa in comune (nei territori del postmoderno, magari, e dell’ironia) e il racconto di Mauro Suttora (Un’americana a Roma).


Non so quindi, giocando sul titolo, quanti di questi autori siano realmente pronti per Einaudi - anche perché potremmo discutere a lungo delle caratteristiche necessarie per pubblicare con loro - ma la selezione della Abate ci mostra un quadro eterogeneo in cui ci sono più individui scrittori che correnti, anche se spesso questi indugiano in atteggiamenti un po’ troppo autoreferenziali che impediscono di arrivare al cuore della materia letteraria e dei lettori.

Pronti per Einaudi. Antologia di narrativa di tendenza
A cura di Maria Sole Abate
Coniglio Editore
euro 14, pagine 183

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