Ron Butlin: Il suono della mia voce

pubblicato: martedì 16 ottobre 2007 da simone

Apparentemente non c’è nulla di originale in un romanzo scritto da uno scozzese e che parla di un uomo di mezza età affetto da problemi di alcolismo e di insoddisfazione per il proprio lavoro e per il proprio ruolo sociale. Se la pensassimo così faremmo un colossale errore: Il suono della mia voce di Ron Butlin è invece un romanzo vivo, coraggioso e appassionante, che forse è stato addirittura troppo avanti rispetto alla sua epoca, e che ha fatto una critica sferzante e implacabile nei confronti della Gran Bretagna del suo tempo.

Uno degli elementi di grande originalità di questo testo è che è scritto interamente in seconda persona, artificio letterario non solo difficile (e magistralmente utilizzato dall’autore), ma anche molto efficace per dare vita a una sorta di sdoppiamento del protagonista e a un dialogo continuo con sé stesso, che mostra un’introspezione e un’analisi psicologica approfondita nel corso di tutto il romanzo.

Morris Magellan, il protagonista, è il brillante dirigente di un’azienda di biscotti in Scozia, è sposato, ha due figli, vive in un bel quartiere residenziale, risponde insomma ai requisiti dello yuppie anni Ottanta. Nonostante il suo apparente successo, Morris ha però un bisogno quotidiano di attaccarsi alla bottiglia di whisky (o di qualsiasi altro superalcolico) per coprire la propria insoddisfazione e l’incapacità di trovare la propria vera identità. Il tutto cercando di far credere ai figli e alla moglie che stia andando tutto bene.

Irvine Welsh, grande estimatore di Butlin e della sua opera, ha scritto una prefazione al romanzo, edito in Italia dalla Socrates (che gli dedica qui una pagina di presentazione), nella quale si può leggere quanto segue:

Ogni epoca esercita la propria egemonia culturale, e la Gran Bretagna thatcheriana lo ha fatto più rigorosamente che mai. L’opera di Butlin era forse troppo avanti per l’epoca; la sua critica incessante, anche se implicita, di un periodo spiritualmente vuoto e socialmente conformista è di gran lunga più destabilizzante rispetto a molte opere di narrativa più celebrate e apertamente polemiche che la Scozia abbia prodotto in quel periodo.

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