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Prima morire. Storie d'amore della Marchesa Colombi

Pubblicato: 11 ott 2007 da sara

In quest’ultimo anno ben due case editrici (Interlinea e Carabba) hanno ristampato romanzi della Marchesa Colombi (1840-1920), moglie di Eugenio Torelli Viollier (fondatore del Corriere della Sera), scrittrice “riscoperta” da Natalia Ginzburg. Sarebbe allora da fare un appello perchè venisse ristampato un libro che io ho trovato in un mercatino di fortuna, e che considero una delle più belle storie d’amore che ho mai letto.

In attesa di scoprire quali sono i romanzi d’amore più appassionanti del Novecento, segnalo infatti un “classico” ambientato alla fine dell’800: si chiama “Prima morire” (ed. Lucarini) e ricostruisce, tramite uno scambio di lettere, due storie d’amore parallele, ma diversissime tra loro, che mi hanno fatto pensare alle due “coppie” protagoniste di “Anna Karenina” di Lev Tolstoj.

“Signora, nel muro di contro al suo gabinetto da bagno, fra i romani della glicina, c’è una finestra, che non appartiene a un solaio, ma ad una camera abitata …perdoni se oso scriverle…ma, in coscienza, mi credo obbligato di avvertirla”, scrive il giovane Augusto alla vicina di casa Eva, una bellissima donna sposata e con una bambina.

Ed è solo l’inizio della loro passionale storia d’amore, che ricorda proprio quella di Anna e del conte Vronski. Dall’altra parte c’è l’amico di Augusto, Leonardo, che per salvare dai tormenti del suo datore di lavoro una ragazza diciottenne, Mercede, si offre di sposarla, anche senza amarla.

Questa ultima è una storia altrettanto se non più bella della prima (come lo è la delicata storia d’amore di Kitty e Levin nel romanzo di Tolstoj), perché Leonardo scopre che la melanconica moglie, che lui tratta educatamente come si fa con una conoscente, durante le sue assenze da casa ha imparato, da sola, a imparare il tedesco. E inizia a guardarla in modo diverso. La cosa bella e che mi è piaciuta è il racconto di come i due imparino ad amarsi. “Il tuo amore si chiama tempesta, il mio si chiama pace”, scrive ad Augusto Leonardo, finalmente e inaspettatamente felice.

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