Cultura convergente (Convergence culture, in originale), di Henry Jenkins, docente al Massachusetts Institute of Technology, è un saggio che analizza la cultura pop attraverso la prospettiva della rete, della partecipazione e della creazione di comunità. Nel mondo anglosassone è già diventato un classico.
Finalmente il libro arriva anche in Italia, per le edizioni Apogeo. L’introduzione all’edizione italiana è stata scritta dai Wu Ming (per la precisione, 1 e 2) e come è loro uso, il testo è già disponibile sul loro sito: elencando le caratteristiche che secondo Jenkins definiscono lo scenario dei nuovi media (innovativo, convergente, quotidiano, interattivo, partecipativo, globale, generazionale, ineguale) le inquadrano anche all’interno del contesto italiano.
E proprio a questo proposito, in chiusura dell’introduzione, scrivono:
Nel nostro paese, inutile dirlo, i pochi programmi attivati su larga scala riguardano la sicurezza. Si cerca di istruire i ragazzi a difendere la propria privacy, a evitare truffe, a filtrare comunicazioni e pubblicità indesiderate, a reagire in caso di soprusi, tentativi di adescamento, raggiri. Inoltre, si fa informazione rispetto ai reati che potrebbero commettere con pratiche largamente diffuse: download di contenuti protetti, condivisione di file, pubblicazione di filmati.
Nessuno sembra capace di attivare un confronto sulle “competenze digitali” che sempre più determinano la formazione sociale, culturale e professionale degli individui. L’Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all’orizzonte come un’alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.
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