Black out di Gianluca Morozzi

Eppure Aldo Ferro, come buona parte degli psicopatici, ha una vita normale. Il Pink Cadillac, locale notturno di sua proprietà, va a gonfie vele. Ha una moglie di buona famiglia. E un bambino bello e viziato. L’unica stonatura di una vita apparentemente perfetta, ma ci può stare, è la fissazione per Elvis Presley, per il quale prova una vera e propria venerazione a un punto tale da imitarlo nel ve-stirsi, nelle basette, e d’altra parte il nome del locale non è certo casuale.

Chiaro, questa è solo una facciata del personaggio principale di Black out di Gianluca Morozzi (Guanda, 2004 – da gennaio 2007 in edizione economica Tea, su Gelo Stellato le due copertina e una recensione alternativa), a mio avviso il più riuscito del roman-zo. E se ne accorgeranno anche gli altri due personaggi, Claudia e Tomas, nel giorno in cui rimarranno chiusi in un ascensore insieme a quello che sembra essere il sosia di Elvis.

È un ferragosto torrido, sudaticcio, e Bologna, fisiologicamente i-donea per l’ambientazione di un noir, è vuota. Per motivi diversi i tre si trovano davanti allo stesso ascensore, le porte si aprono e en-trano. L’ascensore si muove, pochi piani e poi succede: un black out interrompe la salita. Sono in trappola.

Scrittura filmica, definirei quella di Gianluca Morozzi, sembra quasi di essere al cinema a sgranocchiare pop corn con le mani un-te e gli occhi sbarrati, mentre vorresti schizzare in piedi e gridare a Claudia e Tomas di non prendere quel maledetto ascensore. Invece no, rimani incollato alla poltrona con la tua confezione gigante di pop corn. Non mancheranno, è chiaro, i colpi di scena. E poi, come in tutti i libri di Gianluca Morozzi, tanta musica e una eccellente resa dei dialoghi che piacerebbe a Roddy Doyle.

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